ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

Truppe di terra in Kosovo

NEW YORK - Sollecitata dagli strateghi militari, invocata da molti generali e uomini politici, che la considerano l' unica strada per superare l' impasse nei Balcani, l' invasione del Kosovo da parte delle truppe della Nato dominerà il summit washingtoniano dell' Alleanza. Domani, infatti, i diciannove capi di Stato e di governo discuteranno per tre ore sulle prospettive del conflitto. E quasi certamente Tony Blair e Bill Clinton proporranno ai colleghi di predisporre piani e strutture logistiche per l' invio della fanteria. E ieri sera la Nato ha segnato un nuovo punto a suo favore: Bulgaria e Romania, due paesi non Nato, hanno concesso il loro spazio aereo ai bombardieri dell' Alleanza. In teoria è il comandante supremo della Nato, generale Wesley Clark, che deve presentare la richiesta dell' intervento via terra al Consiglio atlantico, attraverso il segretario generale Javier Solana. Ma il presidente Usa e il premier britannico, che si sono incontrati ieri notte alla Casa Bianca, hanno già manifestato un accordo di massima. "Non scarteremo nessuna opzione", aveva detto il "falco" Blair ai Comuni, poco prima di partire per Washington, aggiungendo una minaccia personale a Milosevic: "Ti costringeremo a sloggiare dal Kosovo". Secondo il Guardian, Blair è convinto che l' attacco di terra possa essere lanciato in tempi abbastanza rapidi. "Da parte nostra appoggeremo la richiesta di rivedere i piani per l' attacco di terra", ha confermato il portavoce della Casa Bianca Joe Lockhart, riferendosi alle ipotesi fatte dalla Nato in autunno e basate sull' invio di 200mila soldati. Anche il presidente francese Jacques Chirac s' è mostrato convinto della "linea dura" auspicando un' intensificazione della pressione militare e un protettorato europeo nel Kosovo. In Canada il premier Jean Chretien s' è già detto "in principio d' accordo" sull' invio di truppe. Finora l' attacco terrestre è sempre stato scartato, non solo da molti leader europei, a cominciare da Massimo D' Alema, che oggi vedrà il segretario generale dell' Onu Kofi Annan, ma dallo stesso Clinton, preoccupato dei pericoli e dei costi di una simile operazione. Il Kosovo è una regione montagnosa, impervia. E sin dai tempi di Tito, l' esercito jugoslavo è ben preparato a difendersi da una invasione dall' estero con i metodi di guerriglia partigiana. Il rischio? Che le truppe della Nato possano impantanarsi in un nuovo Vietnam. Che occorrano molti mesi prima che la forza di terra sia pronta all' attacco, e molti altri per ripulire il Kosovo dai serbi. E che dubbi esistano lo ha confermato il segretario alla Difesa Usa William Cohen: "Al momento non c' è consenso" tra tutti i membri Nato, anzi, "ci sono forti divergenze, alcuni sono fondamentalmente contrari ai piani" di attacco a terra. D' altra parte un mese di campagna aerea, con cruise e Stealth, B- 52 e bombe intelligenti, non è servito a piegare Milosevic. A dispetto dell' intensificazione degli ultimi giorni e delle dichiarazioni ottimiste di ieri del segretario di Stato Madeleine Albright, Belgrado non ha accettato le 5 condizioni della Nato, dimostrando al contrario - come ha notato l' ex- "duro" del Vietnam Robert McNamara - una sorprendente capacità di assorbire i bombardamenti ("proprio come i nord-vietnamiti trent' anni fa"). Di qui l' esigenza, per i paesi Nato, di mettere a fuoco una nuova strategia durante il vertice di Washington: discutendo sui piani per l' invio della fanteria e studiando altre misure, come il blocco delle esportazioni petrolifere alla Jugoslavia. Le celebrazioni per il cinquantennale della Nato dureranno fino a domenica: per tre giorni la capitale americana sarà in stato d' assedio perché c' è il rischio di manifestazioni e atti di disturbo. Sabato sera ci sarà una cena congiunta tra il leader dell' Alleanza atlantica e quelli dell' Euro-Atlantic partnership council, cioé dei paesi europei che battono alla porta della Nato. Pur invitata, la Russia ha declinato l' invito a partecipare: "Per protesta - ha spiegato il Cremlino - contro i bombardamenti sulla Jugoslavia". In compenso la diplomazia russa si sta dando molto da fare per uno sbocco politico alla crisi del Kosovo: per Eltsin sarebbe una occasione d' oro per rilanciare il ruolo e il prestigio internazionale del Cremlino in una fase di crisi economica e divisioni interne. Un mese fa il premier Evghenij Primakov tornò a mani vuote dalla Jugoslavia. Domani ci riproverà un suo predecessore, Viktor Cernomyrdin, che Eltsin ha nominato suo rappresentante per il Kosovo. E la settimana prossima arriverà nella capitale russa Annan, a cui D' Alema, stasera al Palazzo di Vetro, dirà che l' Italia conta su di lui e sull' Onu per uscire dalla crisi. - dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE

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