MILANO - C' erano solo facce scure ieri a Piazza Affari. Contro ogni aspettativa, infatti, l' indice ha perso l' 1,23 per cento a quota 9.754 punti e gli scambi sono caduti di colpo (meno di 450 miliardi). I motivi della delusione erano più che fondati visto che non si capiva la ragione del ribasso: il dato dell' inflazione aveva rispettato in pieno le previsioni e la raccolta dei fondi comuni aveva segnato un "exploit" da record. Nonostante tanti elementi positivi, la Borsa ha cominciato a scendere già di primo mattino e non si è più fermata fino al fischio di chiusura. Perchè? Nessuno è stato in grado di spiegarlo compiutamente. Così è cominciata la girandola delle voci avvelenate: qualcuno si diceva certo che fosse pronto un avviso di garanzia al laeder della Quercia, Massimo D' Alema; qualcun altro sosteneva che il dato dell' inflazione era più alto di quello comunicato e che, da un momento all' altro, l' Istat avrebbe diffuso la correzione; gli ultimi, infine, davano la colpa ai commercianti di Torino che, con la loro protesta fiscale, mettono a rischio il risanamento delle finanze pubbliche. Nè mancavano indicazioni più sofisticate secondo le quali Milano soffrirebbe dell' "effetto Madrid": le elezioni spagnole, infatti, hanno sanzionato il pareggio fra le due coalizioni in lizza rendendo molto difficile governare il Paese. Come non pensare che anche in Italia, dopo il 21 aprile, si verifichi una eventualità del genere? Solo ipotesi e nere previsioni. Sufficienti, però, a fare calare le quotazioni. D' altronde, quando il clima diventa così pesante è difficile farsi venire la voglia di comprare e vendere azioni. E ieri Piazza Affari non aveva proprio nessuna voglia. Il mercato ha imboccato con decisione la via del ribasso coinvolgendo tutti i principali titoli. Fra le "blue chips" si notano solamente segni negativi e l' unico movimento positivo (appena dello 0,13 per cento) è stato compiuto dalla Parmalat. A questo punto è diffuso il sospetto che Piazza Affari resterà di pessimo umore fino alla presentazione delle liste elettorali a un mese dalla scadenza del 21 aprile. Quando gli schieramenti saranno definiti cominceranno le scommesse. Non è detto, però, che siano scommesse al rialzo: potrebbero anche essere di segno negativo se dovesse profilarsi la possibilità che vinca uno schieramento poco gradito al mercato.
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di NINO SUNSERI