UNA LETTRICE IN DISACCORDO Sono un' assidua lettrice della "Repubblica" e del "Venerdì di Repubblica" da molti anni. Ho notato con disappunto che da un paio di settimane compare una nuova rubrica di critica televisiva a firma di Vittorio Feltri. Ora, a prescindere dal fatto che anche scrivendo di televisione Feltri non rinuncia a essere volgare oltre che noioso, si doveva proprio scritturare il direttore di un giornale che più di ogni altro si distingue per aggressività, distorsione dei fatti, partigianeria? Penso che, come me, ci siano molti lettori perplessi sulle ragioni di questa scelta e penso che avremmo diritto a una spiegazione. Isabella Ferruzzi - Roma IL PARERE di ogni singolo lettore è certamente importante e degno della massima considerazione. Ma non è detto debba essere "vincolante". Come in questo caso. La signora Ferruzzi desidera un giornale "di parte", dove tutto, notizie e commenti, coincida con i suoi orientamenti, o è disposta ad ascoltare voci diverse dal coro, opinioni tra loro contrastanti per cultura, gusto, sensibilità? Repubblica, sin dalla fondazione, ha ospitato articoli di redattori e collaboratori in polemica con la linea del giornale. E intende continuare a farlo per l' avvenire. Il maggior pericolo per un organo d' informazione è quello di rinserrarsi in un cerchio di certezze assolute, di tavole talmudiche, dove non sia consentito l' ingresso al dissenso, al "diverso parere", alla sferzante provocazione. Insomma trasformarsi in un giornale grigio, monotono, prevedibile. Ciò che proprio non vogliamo, e a maggior ragione per Venerdi, un supplemento settimanale che si rivolge ad un pubblico più ampio e variegato di quello che abitualmente acquista Repubblica. Dove appunto si possono trovare le critiche cinematografiche di Walter Veltroni, direttore de L' Unità, e una rubrica televisiva di Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, senza che ciò comporti l' adesione alle loro opposte motivazioni politiche. VOGLIO VOTARE Non ce la faccio proprio più. Mi sento, come molti altri italiani, preso in giro, anzi di più, mi sento una palla, in mano agli uomini di Roma, che lanciano via quando si stancano di giocare. Per questo mi oppongo in maniera determinata ai loro giochini. Alle loro spartizioni. Io come cittadino e uomo, voglio, è un mio diritto, i "referendum" (o referenda). Tutti, compresi quelli televisivi. Per questo scrivo al vostro quotidiano, che reputo meno sbilanciato e di parte degli altri. Spero che pubblichiate questa mia, cosicché molte altre persone, mi seguano. Ricordo che il sig. Biagi, in una trasmissione, mesi fa, disse, molto seriamente: "Arriveremo a rimpiangere Andreotti". Eh, sì, Enzo Biagi raramente si sbaglia. M. Bertipaglia Padova NON ERO IN CINA Vorrei fare una precisazione a proposito di una sentenza della Corte dei Conti ("Viaggio in Cina di una delegazione del Comune di Milano del 1983") che mi ha condannato a risarcire una parte della spesa insieme ad altri 14 assessori. Vorrei che i lettori di "Repubblica" sapessero che io non ho partecipato a quel viaggio, nel quale i giornalisti erano presenti proprio per l' importanza della missione e di una mostra sul "design" italiano. C' è un accanimento nei miei confronti; oltre al danno subisco anche le beffe: risarcire le spese per un viaggio che non ho fatto. Carlo Tognoli Milano I SERVIZI DELLE FERROVIE Desidero portare a conoscenza dei lettori del vostro stimato quotidiano il frequente disagio che arreca agli utenti il cattivo funzionamento delle Ferrovie dello Stato. In particolare, domenica 7 maggio scorso, ho utilizzato il treno "IR 2175" da Albenga a Genova Principe, munito di biglietto di 1 classe. Nella circostanza, mi sono trovato ad occupare uno scompartimento nel quale mancavano le fodere ai cuscini poggiatesta, mancava un cuscino poggiatesta; le condizioni di pulizia di tale scompartimento erano alquanto precarie (in pratica, era impossibile appoggiarsi senza sporcarsi) e lo stesso dicasi riguardo al bagno, dove, oltretutto, mancava l' acqua e l' aria era irrespirabile. Quello di cui sopra è un esempio limite del pessimo servizio che le Ferrovie dello Stato, nonostante le ripetute promesse di miglioramenti, offrono agli utenti: ho detto "esempio limite" perché non è infrequente trovarsi a viaggiare, anche in treni classificati "Intercity" e occupando scompartimenti di 1. classe, in carrozze sudicie, con il risaldamento o la climatizzazione dell' aria che non funziona, con le porte automatiche inutilizzabili, con i bagni sprovvisti di acqua e di sapone. A me è purtroppo capitato sovente. Claudio Del Vecchio Genova L' ATTIVISSIMO MANCUSO E' avvenuto nello stesso giorno: gli inquirenti che osano rinviare a giudizio Silvio Berlusconi ricevono l' avviso per condotta intimidatoria contro gli ispettori, due dei quali risultano licenziati e un terzo "spontaneamente" dimesso; rei tutti e tre di aver sconfessato apertamente il ministro su tale punto. Ora con sconsolata ingenuità ci si domanda a quale altro mirato intervento debba dare impulso l' attivissimo Mancuso perché si chiedano senza mezzi termini le sue dimissioni. E' stato sconfessato dai suoi ispettori, informalmente richiamato dal Presidente del Consiglio, delegittimato nella sostanza dalle conclusioni del plenum del Csm, messo pur se blandamente sotto tutela dalla mozione di indirizzo promossa dai gruppi parlamentari: il risultato, "automatico" quanto si voglia ma non meno grave, è la messa in stato d' accusa del pool. Riteniamo che chi non si comporta da uomo di Stato non possa occupare oltre la carica che gli è stata, ci auguriamo solo incautamente, confermata: la vergogna ricadrebbe altrimenti su coloro che lo consentono. Daniela Gaudenzi Giancarlo Giorgi seguono altre 8 firme Rimini STEREOTIPI PER LA SCUOLA Su la Repubblica del 12 maggio a pagina 9, nella tabella illustrativa dei nuovi stipendi per il personale della scuola, c' è un disegnino: vi compaiono un uomo vestito "da prof" con un libro in mano, una donna in grembiule "da bidella" con scopa in mano. Proprio non si sa liberare degli stereotipi? Neppure un quotidiano come Repubblica è in grado di farlo? Un' immagine così passa una comunicazione inequivocabile e contribuisce a mantenere e ribadire pregiudizi che, almeno su Repubblica, ci si aspetterebbe di non trovare più. E' sicuramente una comunicazione diseducativa. Provino, redattori e disegnatori, a chiedere lumi agli psicologi. (Oltretutto è risaputo che nella scuola il personale insegnante è prevalentemente femminile, mentre quello non insegnante è molto più equilibratamente distribuito tra i due sessi). Grazie per la cortese attenzione... ma chi leggerà questa mia protesta? Un uomo o una donna? Nadia De Santis Borin Bologna
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risponde Gianni Rocca