06 luglio 1990 —
pagina 33
sezione: ECONOMIA
ROMA E ora comincia il conto alla rovescia. La riforma bancaria ha avuto ieri mattina il via libera della commissione Finanze del Senato, circa tre mesi dopo l' approvazione da parte dell' assemblea di Montecitorio, e un paio di anni dopo il varo da parte dell' allora ministro del Tesoro, Giuliano Amato, del progetto di legge che contiene potenzialità tali da mettere in moto una colossale ristrutturazione di tutto il sistema del credito. Trasformazione in società per azioni, sconti fiscali per realizzare fusioni e costituire gruppi creditizi, abbattimento di tutti gli steccati della legge bancaria del 1936 (tranne quello tra breve e medio termine), 1.800 miliardi per ricapitalizzare Bnl, Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banco di Sardegna. Dall' approvazione in poi il sistema avrà due anni di tempo per fare quelle trasformazioni che consentono la fruizione delle nuove norme fiscali, ha commentato il sottosegretario al Tesoro, Maurizio Sacconi. La parola è agli operatori, ha detto Enzo Berlanda, presidente della Commissione Finanze del Senato. Ora lo strumento legislativo per cambiare il volto delle mille e più banche italiane è quasi una legge dello Stato. L' impegno richiamato, appena mercoledì scorso ai banchieri riuniti per l' assemblea dell' Abi, dal governatore della Banca d' Italia, Carlo Azeglio Ciampi per mettere in cantiere fusioni e raggiungere grandi dimensioni, può trovare una risposta concreta. La Commissione Finanze di Palazzo Madama ha bruciato i tempi. L' iter è stato rapidissimo e l' approvazione in sede referente (con la sola opposizione di Cavazzuti della Sinistra indipendente), è avvenuta dopo pochissime sedute e, soprattutto, senza modificare il testo arrivato da Montecitorio, evitando l' estenuante palleggio tra i due rami del Parlamento. Mercoledì o giovedì della prossima settimana la riforma bancaria andrà in aula per il sì definitivo. Il Senato ha giustamente evitato quello che è ormai un vero e proprio vizio della Camera, cioè di modificare ogni provvedimento che arriva da Palazzo Madama!, ha commentato Luigi Grillo, che è stato relatore del ddl a Montecitorio. Il Senato, tuttavia, non ha rinunciato a suggerire alcune correzioni e aggiustamenti. Il presidente della Commissione e relatore della legge, Enzo Berlanda, ha messo a punto un dettagliato ordine del giorno che ieri è stato approvato insieme alla riforma. L' ordine del giorno impegna il governo ad emanare le previste norme delegate nel rispetto delle nostre linee interpretative, ha spiegato Berlanda. E le interpretazioni mettono a fuoco una serie di questioni importanti. Si è chiarito che gli incentivi fiscali per gli scorpori delle aziende bancarie, la trasformazione in spa e la costituzione dei gruppi riguardano tutto il sistema bancario: istituti pubblici, privati, a medio termine o a breve. Ma potranno fruire degli sconti anche i gruppi già in essere (come ad esempio la Comit). L' altra categoria di agevolazioni fiscali, che riguarda le fusioni, invece, è prevista per tutte le banche tranne che per gli istituti di medio termine. Queste norme, ha osservato Sacconi, sono state concepite per i sovraccosti derivanti da somma di strutture che è un fenomeno tipico delle banche commerciali che hanno una rete diffusa di sportelli e non degli istituti di credito speciale che hanno strutture esigue. Inoltre la normativa fiscale fondata sulla dimensione della raccolta avrebbe un effetto perverso nel caso di questi istituti di credito. Si è fatto in modo, inoltre, che potranno beneficiare degli sconti fiscali anche operazioni immediatamente precedenti all' approvazione della legge, come quella di fusione tra il Nuovo Banco Ambrosiano e la Cattolica del Veneto. Ma l' ordine del giorno insiste anche sulla annosa questione della proprietà pubblica delle banche. Il disegno di legge stabilisce il principio che il 51 per cento deve rimanere pubblico salvo una decisione del governo. Ma il Senato ha avuto il timore che qualcuno potesse fare il furbo anche senza una decisione del governo. Si dice infatti che, nel momento in cui le fondazioni trasferiranno il 100% del capitale dell' azienda bancaria alla nuova spa, potrebbe accadere che alcuni pacchetti pubblici prendano la via del mercato. In questo caso l' odg chiede al governo di predisporre un regime di controllo efficace operando in modo che le azioni indebitamente acquistate non possano efficacemente esercitare il diritto di voto nelle delibere assembleari. Risolto anche il problema normativo, che ha avuto l' autorevole avallo nell' intervento, durante il dibattito di ieri, del senatore Gino Giugni. Si è specificato, in pratica, che la trasformazione in spa è totalmente neutrale per quanto riguarda i rapporti di lavoro. Dunque i nuovi dipendenti delle banche-spa non beneficeranno dei vecchi privilegi dei bancari pubblici. L' ordine del giorno si sofferma anche sui metodi di collocamento tra il pubblico delle azioni delle nuove banche-spa: oltre all' offerta pubblica di vendita si prevede l' asta.
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di ROBERTO PETRINI