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GENOVA, VIA AL RAZIONAMENTO ACQUA SOLO A GIORNI ALTERNI

GENOVA Un unico osservatorio controllerà l' evoluzione della siccità e verificherà i danni prodotti. La decisione è stata presa ieri sera in un incontro a Palazzo Chigi tra i ministri della Protezione civile, degli Affari regionali e dell' Agricoltura. Intanto l' emergenza continua, e si manifesta in varie forme. Mentre nella provincia di Taranto si svolgeva la processione per la pioggia (a Manduria i fedeli hanno percorso tredici chilometri invocando la fine della siccità) a Genova l' assessore alle aziende pubbliche Roberto Timossi ha presentato ufficialmente ieri il piano di razionamento dell' acqua potabile. Il black-out idrico scatterà da giovedì prossimo e avrà una durata minima di quindici giorni: Ma se nel frattempo non pioverà in abbondanza, sarà necessario prolungarlo ancora ha chiarito subito l' assessore. Il progetto è stato messo a punto dagli amministratori pubblici e dai tecnici dell' Azienda municipalizzata gas e acqua. La città è stata divisa in settori, ma una buona metà dei genovesi sarà privilegiata, perché i quartieri serviti dagli acquedotti privati Nicolay e De Ferrari-Galliera dovranno sopportare sacrifici molto ridotti. Alcune zone, nel Ponente genovese (Pegli, Voltri, Cornigliano) e la città di Mignanego nell' entroterra, non saranno in pratica soggette ad alcun razionamento. Tutto il resto della città (il centro e il levante, servito dall' Amga, cioè dagli acquedotti pubblici che attingono le loro risorse dagli invasi del Brugneto e del Valnoci) sarà invece penalizzato duramente. Gran parte della zona del centro di Genova e di quella di levante fino ad Albaro dovrà fare a meno dell' acqua per tre giorni alla settimana: il martedì, il giovedì ed il sabato. I quartieri della Val Bisagno, della Foce, di Carignano e quelli di Levante da Quarto a Nervi resteranno invece a secco il lunedì, il mercoledì e il venerdì. Solo la zona di circonvallazione a Monte Alta, pur essendo servita dall' acquedotto pubblico, eviterà il razionamento. Soltanto alla domenica ci sarà acqua per tutti. Le prime preoccupazioni sorgono per l' approvvigionamento idrico degli ospedali, in particolare quello regionale di San Martino (seimila degenti, quattro mila dipendenti) e per alcune industrie del Ponente, servite dagli acquedotti pubblici. L' acqua di cui si dispone è sufficiente per non più di due mesi. Per avere sufficienti garanzie per l' estate dice l' assessore Timossi nell' invaso del Brugneto, a giugno, devono esserci 20 milioni di metri cubi di acqua, tre volte più di quanta ce n' è adesso. Per raggiungere questo obiettivo nei prossimi quattro mesi le piogge dovrebbero essere superiori del 53 per cento alla media storica degli ultimi quarant' anni. In sostanza, invece dei 500 millimetri previsti da questa media, dovrebbero caderne almeno 750. Se questo non avverrà, a settembre gli invasi saranno quasi a secco, con poco più di due milioni di metri cubi d' acqua. Una buona notizia comunque è arrivata, a indorare la pillola del razionamento. A Roma, al ministero dei Lavori Pubblici, sembra sbloccata la vertenza per la costruzione della briglia sul Cassingheno, un' opera che, deviando il corso di questo torrente ai confini tra Liguria ed Emilia, consentirà di far affluire a Genova sette milioni di metri cubi d' acqua in più all' anno, un rifornimento certamente utile per alleviare le crisi idriche ricorrenti. Un altro provvedimento importante è stato preso per la Sardegna. L' Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno ha deliberato il finanziamento dei lavori di completamento della diga sul rio Cixerri (in provincia di Cagliari). Quando i lavori saranno conclusi - si prevede entro la fine del ' 90 - saranno disponibili altri 40 milioni di metri cubi d' acqua, una quantità che potrà soddisfare le esigenze dell' intera area industriale del capoluogo sardo. Ma nell' isola, intanto, continuano le restrizioni. Sono state imposte a Quartu, Carbonia, Iglesias e Olbia. In quest' ultimo centro sono previste multe fino a un milione per chi viola i divieti. L' osservatorio unico nazionale, secondo quanto è stato annunciato ieri a conclusione dell' incontro coi rappresentanti delle regioni (erano presenti Emilia Romagna, Puglia, Sardegna e Veneto) dovrà soprattutto verificare se, quando e dove dichiarare lo stato di calamità naturale. - di PIERO VALENTINO