ARCHIVIO LA REPUBBLICA DAL 1984

AMATO: 'ALLE BANCHE DEL SUD NIENTE SOLDI SENZA RIFORMA'

ROMA Per i Banchi Meridionali e per la Bnl la ricapitalizzazione da parte dello Stato si fa più difficile. Il ministro del Tesoro la condiziona a dismissioni ed a un cambio di struttura gestionale, mentre la nuova Finanziaria ha tagliato di 200 miliardi il fondo destinato alle partecipazioni bancarie italiane ed internazionali dello Stato. Una pezza ai guai delle banche Non ritengo possibile la ricapitalizzazione degli istituti pubblici prima che siano risolti i problemi interni: non è giusto che il contribuente arrivi a mettere una pezza ai guai delle banche. Giuliano Amato, ministro del Tesoro, è disposto a dare denaro pubblico ai Banchi Meridionali, Banco di Sicilia, Banco di Napoli e Banco di Sardegna, solo a determinate condizioni: una linea che ricalca quella già espressa dal governatore della Banca d' Italia Ciampi a Bologna e da Guido Carli alla Camera nelle settimane scorse. Le condizioni poste dal ministro sono due: In primo luogo le banche devono cambiare la propria struttura gestionale e trasformarsi in società per azioni, inoltre la ricapitalizzazione deve avvenire in tranche, in modo che l' erogazione dei fondi da parte dello Stato sia accompagnata da un ricorso al mercato cedendo partecipazioni non rilevanti. L' intera operazione di trasformazione degli istituti pubblici in spa, secondo Amato, può avvenire nel giro di un anno. Rischia così di riaccendersi la polemica che si sviluppò circa un mese fa in occasione di dichiarazioni dello stesso genere espresse dal sottosegretario al Tesoro socialista, Maurizio Sacconi, il quale aveva affermato che la ricapitalizzazione, chiesta a viva voce dalla Dc, doveva essere fatta solo a fronte di un risanamento delle aziende. Voglio interpretare in modo costruttivo le dichiarazioni di Amato, ha detto ieri a Repubblica Paolo Cirino Pomicino, presidente della commissione Bilancio della Camera, se ciò significa una verifica della disponibilità delle banche a migliorare l' efficienza sono d' accordo, cosa diversa sarebbe mettere nel dimenticatoio un problema così urgente. Cirino Pomicino annuncia comunque che, già dal prossimo ufficio di presidenza della Commissione Bilancio, chiederà alla Commissione Finanze di organizzare una serie di audizioni con i presidenti dei Banchi Meridionali per verificare le intenzioni dei dirigenti. L' operazione di ricapitalizzazione fallì nella scorsa legislatura per lo scioglimento anticipato delle Camere che impedì la discussione di un disegno di legge con il quale il Tesoro assegnava complessivamente 1.450 miliardi al Banco di Napoli, al Banco di Sicilia e al Banco di Sardegna. Circa un mese fa sempre Cirino Pomicino risollevò il problema con una lettera a Goria dove si chiedeva al governo di ripresentare con urgenza il provvedimento alle Camere. La risposta del presidente del Consiglio tuttavia non fu particolarmente convinta: Goria fece sapere per lettera che era interessato al problema ma che lo avrebbe girato al ministro del Tesoro. Ma qual è la posizione dei Banchi Meridionali? I due principali istituti, Banco di Sicilia e Banco di Napoli, dopo l' introduzione dei coefficienti patrimoniali da parte della Banca d' Italia si sono trovati con un capitale sottodimensionato rispetto alle attività. Il Banco di Napoli potrebbe già seguire le indicazioni di Amato e prendere la via delle dismissioni. L' istituto ha partecipazioni importanti come il Mattino di Napoli e l' Isveimer di cui è già stata presa in considerazione l' eventualità di una cessione. La dismissione, dice il presidente del Banco di Napoli, Luigi Coccioli, richiede la presenza di un compratore che abbia interesse a comprare perché il prezzo sia quello congruo. Le richieste della Bnl Il Banco di Sicilia, invece, ha già approvato una riforma dello statuto che consente il ricorso al mercato e ha avuto il nulla osta della Banca d' Italia ma manca l' approvazione della Regione Sicilia, l' unica a statuto speciale cui sono demandati poteri in materia creditizia. Al carro si è aggregata anche la Bnl che spera di essere ricapitalizzata per 300 miliardi. La Bnl, pur essendo un istituto di diritto pubblico non è una banca ministeriale, come Amato ha definito i Banchi Meridionali, ed ha una situazione giuridica che vede già il Tesoro come azionista. La partecipazione nella Bnl, infatti,ha fruttato al Tesoro un dividendo di 61 miliardi. Amato non ha voluto precisare se è d' accordo o meno sulle richieste di finanziamento avanzate dalla Bnl. La nuova finanziaria tuttavia ha ridotto i margini di manovra del governo, tagliando circa 200 miliardi rispetto al testo presentato dal governo il 30 settembre scorso, l' importo che lo Stato può destinare alla partecipazione delle banche italiane e internazionali di cui è azionista. Il vecchio progetto prevedeva infatti per il 1988 una somma di 1.172,3 miliardi (l' attuale 922,3); per il 1989 un importo di 1.062,3 miliardi (scesi nell' attuale stesura a 812,4); nel 1990 una cifra pari a 1.139,4 miliardi (scesa 889,4). Si è tornati dunque a cifre più vicine a quanto previsto dalla Finanziaria ' 87 che per il 1988 stanziava 800,3 miliardi e per l' anno successivo 796,3 miliardi. - di ROBERTO PETRINI