Poche le domande accolte per il reddito di cittadinanza

Alessandro RagazzoMIRANO. In dieci anni, 13 mila anziani in più, c'è una limitata crescita del benessere economico e appena 4,6 domande di Reddito di cittadinanza accolte su mille abitanti. È il quadro del Miranese e Riviera del Brenta scattato dall'indagine sui bisogni emergenti nel distretto Mirano-Dolo dal titolo "I nuovi profili di fragilità". Il lavoro è stato curato dal direttore di Local Area Network (Lan), Luca Romano, per conto di Confcooperative, Cooperativa Primavera e Cooperativa Il Villaggio Globale.Ieri mattina il tema è stato al centro di un convegno a Mirano, dove si è discusso del ruolo della cooperazione verso i Piani zona 2020-2023.Ma il dato che emerge di più sono le domande accolte di Reddito di cittadinanza: se la media italiana è di 14,8 per 1000 abitanti, nella Città metropolitana di Venezia scende a 6,1 e, ancor peggio, tra Miranese e Riviera al 4,6. Se guardiamo ai Comuni, la percentuale più alta è di Stra con 6,4, appena dietro c'è Vigonovo con 6,3. Il podio è completato da Spinea con 5,7. Chi ne ha avute di meno, invece, è Camponogara con 2,7, Pianiga fa leggermente meglio con 2,9. Un po' più su Martellago con 3,5.Tra i problemi emersi nella discussione di ieri, è stato evidenziato come molte persone che avevano chiesto il Rdc ne avrebbero avuto diritto ma per un solo requisito mancante è saltato tutto. Questo rientra in un quadro economico tra luci e ombre; nel periodo 2009-2016, i depositi bancari pro capite sono cresciuti di quasi 4 mila, mentre l'area della Città metropolitana sfiora i 9 mila euro. Per gli analisti è indice sì di una crescita del benessere limitata e di un'incertezza diffusa, dove si privilegia il risparmio all'investimento e alla spesa in un periodo di crisi come quello attuale.Il reddito disponibile per abitante è salito di poco più di 2 mila euro, passando dai 22.500 euro circa del 2008 ai quasi 25.000 euro del 2017, mentre quelli inferiori ai 10 mila sono calati di oltre il 3 per cento. «Da dieci anni a questa parte», commenta Luca Romano, «quella che si definiva come crisi economica è stata un elemento di grande turbamento della nostra società, con l'emergere di paure di impoverimento e variabili economiche che fanno considerare il ceto medio in un quadro di trasformazione. Stiamo così passando da problemi sociali chiari e circoscritti in ambiti che il welfare statale codificava con interventi definiti, a una vulnerabilità diffusa alla società a tutti i livelli». La presidente della Cooperativa Primavera, Vanessa Cazzin, chiede di partecipare alla stesura dei Piani di zona per capire quali sono i bisogni e poi intervenire: «L'indagine», osserva, «fa emergere la necessità di rifare la mappa dei bisogni e solo questo ci permette di intercettarli prima che degenerino e diventino problema ed emergenza». Certamente la nuova mappa del welfare sarà uno dei grandi tempi dei prossimi anni. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI