Malore durante la passeggiata sandonatese muore a 49 anni

Giovanni MonforteSAN DONÀ. Le sue grandi passioni erano il calcio e la montagna. Ed è tra quei boschi che tanto amava, ad Auronzo, che se n'è andato. La comunità di San Donà e il mondo del calcio del Basso Piave piangono la scomparsa di Luca Raggiotto, 49 anni. La tragedia si è consumata ieri pomeriggio, attorno alle 15.Raggiotto, che si trovava in vacanza nella zona di Auronzo insieme alla moglie, aveva deciso di fare una passeggiata. Ad accompagnarlo un conoscente, anche lui in villeggiatura nello stesso albergo. Secondo una prima ricostruzione, i due uomini stavano camminando nella zona dei boschi di Col di Villapiccola, quando all'improvviso Luca Raggiotto ha accusato un malore fulminante, con ogni probabilità un infarto. Il compagno di passeggiata ha subito lanciato l'allarme e cercato di rianimare il 49enne sandonatese. Sul posto si è precipitato l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, allertato anche il Soccorso alpino. Dopo aver individuato, non senza difficoltà, il punto in cui si trovavano i due escursionisti, l'elicottero ha sbarcato medico, infermiere e tecnico di elisoccorso con l'ausilio di un verricello di 50 metri.Purtroppo ai soccorritori non è rimasto che constatare il decesso di Luca Raggiotto, la cui salma è stata recuperata e trasportata a valle. Luca Raggiotto viveva nel quartiere di Mussetta. Sposato con Lorena Lorenzon, era impiegato come operaio in una fabbrica di Salgareda. In tutto il Basso Piave era molto conosciuto, perché da sempre coinvolto nel mondo del calcio, prima come giocatore e poi come allenatore. Molte le società in cui è stato protagonista, dal Gainiga (in cui ha militato molti anni, sia come giocatore che in panchina) al Grassaga, dal Passarella al Musile fino al Mussetta 2010, dove aveva dato una mano in società insieme alla moglie. Continuava a giocare nei tornei amatoriali ai campi I Biasanot di Calvecchia. L'altra sua grande passione era la montagna. Quelle di Auronzo erano le montagne che più amava. «Erano le sue montagne, lì stava bene, gli piaceva tanto fare il giro del lago», ricorda il cognato Enrico Lorenzon, «lascia in noi un vuoto incolmabile. Era una persona disponibile, buona. Non ci sono parole per esprimere il dolore». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI