Bonisoli: lo Stato non cederà monumenti e Sovrintendenze

Albino Salmasopadova. I tesori d'arte e i monumenti simbolo universale dell'Italia restano saldamente nelle mani dello Stato: il vertice tra il premier Giuseppe Conte e i ministri Alberto Bonisoli ed Erika Stefani ha confermato che le Sovrintendenze ai Beni Archeologici e Monumentali non saranno trasferite alle regioni. Non si può. In ballo c'è il profilo costituzionale dell'unitarietà della tutela di un immenso patrimonio, la cui competenza è materia esclusiva del governo nazionale. Fuor di metafora, la gestione del Colosseo, dell'Arena di Verona, di Palazzo Ducale a Venezia, di palazzo della Ragione a Padova, della Basilica di san Marco a Venezia e degli Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano sarà affidata ai Sovrintendenti nominati dal Mibac con i concorsi internazionali e le chiamate dirette del ministro. Se qualche governatore della Lega pensava di poter legittimamente gestire in "house" questi immensi tesori dell'umanità non ha fatto i conti con l'articolo 9 della Costituzione. E gli ingenti ricavi dei biglietti restano quindi nelle casse del Mibac, come pure i dipendenti, mentre Bonisoli è pronto a trasferire alle regioni i musei minori: tanto per fare un esempio, l'Archeologico di Adria, icona dei paleoveneti, può passare a palazzo Balbi.No su tutta la linea? Affatto. Se la Soprintendenza Archeologica e Belle Arti non si tocca, diversa è la declinazione del Paesaggio che può essere gestito d'intesa con i governatori per accorciare i tempi delle autorizzazioni dei Prg e degli interventi urbanistici. Una svolta significativa.Dopo aver letto il risultato del vertice a Palazzo Chigi, un deputato grillino si è lasciato andare a una battuta calcistica: se Zaia, Fontana e Salvini erano convinti di vincere 23 a 0 il premier Conte ha rovesciato il verdetto e siamo 2 a zero per il M5S. Lo stop alla scuola alle regioni e i 4 no di Toninelli su aeroporti, autostrade, ferrovie e porti ai governatori di Veneto e Lombardia hanno "destrutturato" le bozze e il colpo finale arriverà con la norma finanziaria, che dovrà tutelare il Mezzogiorno.Luigi Di Maio, dopo aver ingoiato il via libera del premier Conte alla Tav Lione-Torino, per domare la rivolta del M5S ieri ha ribadito che il federalismo 2.0 verrà approvato solo con il fondo di perequazione per le regioni del Sud. Nessuna fretta. Davanti al ministero del Lavoro, ha esternato la sua idea con meno sorrisi del solito. «L'autonomia merita tutto il tempo che serve perché è un intervento epocale. Non voglio che accada quanto successo nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione: abbiamo sanità diverse, welfare diversi, servizi pubblici diversi, perché in questi anni si è creata una sorta di autonomia costituzionale, che fece la sinistra nel 2001, che ha creato danni al Paese. Noi saremo i garanti dell'unità nazionale, non vogliamo che il Centro Sud venga penalizzato da una autonomia che deve servire solo a due Regioni, il Veneto e la Lombardia. Daremo il via libera all'intesa ma senza l'assunzione regionale dei docenti. Prima però bisogna definire il fondo di perequazione e i livelli essenziali di prestazioni: la Repubblica è una e indivisibile» ha concluso il vicepremier. Salvini non ha replicato. A difendere la Lega i suoi governatori ci ha pensato Erika Stefani che ha ammesso i passi in avanti sui beni culturali. «Ho notato sensibilità alle richieste delle Regioni sul tema delle sovrintendenze sui beni paesaggistici. Sui beni archeologici invece c'è ancora chiusura. Ora trasmetto i testi alle Regioni per la loro valutazione. Ribadisco che la posizione della Lega sull'autonomia non cambia: è una legittima proposta delle Regioni che farà bene a tutto il Paese da Nord a Sud. Conosco a fondo le loro richieste e chiedo ai compagni di viaggio di governo, una valutazione quanto più oggettiva possibile. Sul pragmatismo c'è molto da imparare dai nostri presidenti».Molto più prudente Alberto Bonisoli, che ha ammesso: «C'è ancora qualcosina da sistemare. Conte è bravissimo. Come sempre è sul pezzo, ma il nodo non è ancora risolto». Lo scoglio più duro resta quello delle risorse Irpef e Iva da trattenere e c'è da credere che non verrà sciolto in fetta. A sentire Barbara Lezzi, il braccio di ferro Lega-M5S durerà tutta l'estate. La data cardine è il 10 agosto, oltre la quale sarà impossibile sciogliere le Camere e votare a ottobre in caso di crisi. Bisogna rifare i collegi da modulare su 400 deputati e 200 senatori. Ha vinto Fraccaro ma il M5S consegnerà l'Italia al Capitano Salvini. E l'autonomia? Prima o poi... -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI