«Nessun rancore per il pirata Giorgia viva grazie a Riccardo»

SAN DONà. Il luogotenente Marco Laugeni è il vicecomandante della stazione dei carabinieri di San Donà. Romano, vive qui da 40 anni. La famiglia abita in un appartamento della caserma di via Carbonera per consentire a Laugeni di essere sempre presente al lavoro, a disposizione dei colleghi e della comunità. Ieri è arrivato anche il sindaco di San Donà, Andrea Cereser, a casa di Marco e Romina per porgere le condoglianze a nome della città. Marco Laugeni è uno dei militari più rispettati e attaccati alla città che lo ha accolto con la famiglia. La foto del matrimonio di Marco in divisa storica con Romina Ceccato è quasi un simbolo per la caserma. L'Arma in questi giorni sembra voler proteggere quasi in una fortezza inespugnabile una famiglia distrutta.Marco, Romina, l'altra figlia di 17 anni, Ilaria. È lei la prima a sfogarsi: «Mi hanno tolto un fratello a 17 anni. Avrei dovuto fare tante cose con lui ancora e non potrò più farlo. Ora chi mi proteggerà?». Papà Marco trattiene a stento le lacrime: «Siamo distrutti, abbiamo perso un figlio. Quante volte ho visto queste cose per lavoro, ma quando ti capita sulla pelle è diverso». Romina è una mamma che ha appena perso un figlio. Quale può essere dolore più grande? «Non sono arrabbiata con chi ha fatto questo, non ce l'ho con quella persona», dice con voce ferma senza quasi respirare, «Ma la giustizia deve fare il suo corso. Io ho sposato la divisa e chi la porta, chi lavora 24 ore su 24. Il sacrificio dei colleghi è stato enorme. Hanno rintracciato il responsabile e non può essere adesso vanificato il loro lavoro. Riccardo era un bravo ragazzo, serio, posato. Si divertiva come tutti i coetanei, usciva, andava nei locali. Un divertimento sano, perché sapeva chi è suo papà e ascoltava certe raccomandazioni. Se era alla guida, certo non aveva bevuto. Lo faceva sempre, nel caso avrebbe fatto guidare un altro. Questo suo modo di comportarsi rigoroso era nel rispetto di suo padre e del suo lavoro, della sua divisa. Mai avrebbe fatto qualcosa che suo padre non volesse». Poi l'ultimo ricordo ai suoi amici. «Quei ragazzi sono morti insieme come insieme erano vissuti. Se quella portiera si è aperta per liberare Giorgia, è perché Riccardo lo ha voluto dal cielo, perché l'amava. Lui ora è con gli altri nel cielo a divertirsi come in vita. Lo dico perché io sono credente e ho pregato in questi giorni pensando a mio figlio che non sarà più qui con noi. La mattina mi alzo per guardare se c'è la sua auto, ma non la vedo. Questo è il nostro dolore». --Giovanni Cagnassi