«Il vino italiano amato all'estero Ci apprezzano anche in Francia»

L'intervistaDue milioni di bottiglie, di cui metà vedute all'estero, un fatturato in crescita e un'aspettativa di fare altrettanto anche per il 2018. Una sessantina le persone occupate, un centinaio di ettari di proprietà, altri in convenzione. Casa Paladin, di Annone Veneto, guarda alla vendemmia in corso con il sorriso sulle labbra e, anche se c'è fuori il cartello di "lavori in corso", gli orizzonti sono piuttosto chiari, come fa sapere il responsabile della produzione Carlo Paladin, a nome della famiglia allargata, tra le più importanti nell'ambiente vinicolo veneziano.La raccolta dell'uva è iniziata da qualche settimana. Che indicazioni state traendo?«Direi buone. Abbiamo iniziato il 13 agosto scorso con i vini precoci, poi i vari Pinot bianco e grigio, oltre allo Chardonnay, sono maturati, e quindi siamo passati al Prosecco. Nei prossimi giorni ci concentreremo sui rossi e, a seguire, con il Verduzzo. Ci aspettiamo una buona annata, dove andranno bene sia la qualità che la quantità».Dopo il 2017 difficile, dunque, il 2018 potrebbe dare più soddisfazioni. «Abbiamo delle uve sane, il livello zuccherino è buono, così come lo sono state le escursioni termiche, con la giusta pioggia. Sono tutti ingredienti che fanno ben sperare. Il 2018 riequilibra la domanda e l'offerta rispetto al 2017, dove la quantità è stata molto bassa. Quest'anno avremo dei prezzi più bassi, proprio per questo motivo, ma porteremo in tavola dei prodotti migliori da un punto di vista qualitativo. Il mercato sta andando bene, il Pinot grigio è un cavallo di battaglia».Allora anche Veneziano si sta facendo valere rispetto alla vicina provincia di Treviso?«Il Prosecco fa da traino a tutti gli altri, è il più venduto al mondo. Non ne farei più una questione di "campanile", chi da una parte e chi dall'altra; siamo in una grande zona di bianchi, siamo conosciuti in giro per il mondo proprio per questo, come dimostrano anche le vendite della nostra azienda, per la metà fuori dall'Italia».Dunque i nostri prodotti continuano a essere un traino per l'economia?«Per quanto ci riguarda, esportiamo in 35 Paesi, tra cui Stati Uniti, Nord Europa e in Asia, comprese zone come Vietnam e Corea del Sud. Ma stiamo facendo bene pure in Francia e questa cosa ci fa piacere; la cucina italiana è da sempre molto apprezzata all'estero e ormai pure i clienti chiedono l'abbinamento con uno dei nostri vini».In Italia come sta andando? «Anche qui bene. Abbiamo la fortuna di lavorare molto con i ristoranti e le enoteche, siamo in un'area turistica ma anche qui si sta assistenza alla ricerca di qualità».A proposito di cliente, in questi anni lo si vede molto più attento a cosa sceglie e a come bere. Una svolta positiva?«Senza dubbio. I corsi e le iniziative hanno contribuito a elevare la preparazione del consumatore, se si beve bene, si beve meglio. Si punta più sulla qualità. Oggi il vino è un momento aggregativo, per stare insieme e durante un pranzo o una cena diventa importante. Anche la cura del bicchiere sta facendo la differenza rispetto a qualche anno fa. E poi bere in modo moderato diventa un vero e proprio stile di vita».In questi anni, anche le aziende sempre più aperte al cliente stanno contribuendo a elevare gli standard qualitativi e la conocenza. Quali sono i vostri programmi per quest'autunno?«Lo facciamo pure noi, aprendo le porte della nostra cantina. Il 22 settembre organizzeremo la Festa della vendemmia per grandi e piccini, con tanto di pigiatura, visite ai vigneti e degustazioni dei nostri prodotti».E le aziende veneziane cosa devono fare per crescere, per essere sempre più protaginiste nel mercato enologico?«Dobbiamo collegare il prodotto di qualità alla nostra storia, rispolverarla nel modo migliore. Abbiamo la fortuna di essere a Venezia, conosciuta in tutto il mondo». --Alessandro Ragazzo BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVAT