«Biologico in espansione cinque anni per il boom»

PRAMAGGIORESoddisfazione da parte delle aziende. «C'è un'ottima uva», fa sapere Daniele Piccinin dell'azienda agricola Le Carline di Pramaggiore, che lavora solo in biologico, «nonostante un avvio posticipato della primavera. L'altro dato da tenere presente è la riconferma della vendemmie che danno vini di varietà resistenti. In generale, torneremo ad avere un'annata interessante sotto l'aspetto organolettico e in Veneto si stima un aumento della produzione». Quando oltre trent'anni fa Piccinin puntò sul biologico, fece una scelta ben precisa che oggi sta pagando. «Nell'arco di quattro-cinque anni», spiega, «saremmo invasi da questi vini per la loro sostenibilità e minor impatto ambientale».Vittorino Bragato, di Vigne del Bosco Olmè di Ceggia, lavora ancora molto a mano. «Siamo una realtà familiare dal 1922», racconta, «e puntiamo all'artigianalità. Abbiamo iniziato con la vendemmia dei precoci, ora passeremo al Prosecco, da metà settembre ai rossi. Se si è saputo aspettare il momento della raccolta, sarà un anno migliore rispetto al 2017. Credo di avere più produzione con un'alta qualità».Più prudente Emanuela Bincoletto della società agricola Tessere di Noventa di Piave. «Inizio a vendemmiare questa settimana», rivela, «ma sono ottimista perché i grappoli sono a posto. Puntando sul biologico, facciamo numeri inferiori rispetto agli altri ma la produzione dovrebbe essere superiore al 2017, anno particolare per tutti. I presupposti sono buoni, anche se è meglio aspettare il responso della cantina». --A. Rag.