«Terrazza abusiva sono a rischio i posti di lavoro»

SAN DONÀ«La terrazza della birreria Tana del Luppolo è stata installata senza alcun consenso occupando uno spazio condominiale negli anni '90». Tolta la terrazza esterna, restano le polemiche dei residenti in via Vizzotto dopo che è stata smontata la struttura. Ora i proprietari si dicono costretti a diminuire il personale per il danno subito. «È stata oggetto di una causa lunga 12 anni«, ricordano i residenti, «la società perse in tre gradi di giudizio e il Tribunale intimò la rimozione. Senza quel tendone la birreria fu affittata alcuni anni e solo nel 2014 i gestori tornarono presentando un progetto di struttura fissa e chiedendo di fare un contratto di locazione con il condominio. Procuratasi la maggioranza dei condomini, la società ha fatto un contratto di locazione dove si dice chiaramente che il presupposto era il rilascio delle necessarie autorizzazioni delle istituzioni quali Comune, Usl, vigili del fuoco».«Queste autorizzazioni non sono state rilasciate e il Comune dal 2015, anno in cui è stata rimessa, ha contestato l'abuso emettendo un'ordinanza di rimozione. La società ha fatto ricorso al Tar e la risposta è arrivata la scorsa estate, dando ragione al Comune. Il condominio ha saputo dell'ordinanza perché il Comune l'ha inviata alla proprietà dell'area, ovvero il condominio. L'ordinanza è del 3 ottobre 2017 e si davano 15 giorni di tempo per le osservazioni, poi esecutiva. Gli interventi non eliminano l'abuso che sarà sanato solo con la rimozione della parte fissa, ovvero il tetto della tenda».La proprietà non è d'accordo. «Il Tar non ha dato ragione al Comune», spiegano, «non si è ancora pronunciato. Abbiamo smontato la tenda di nostra iniziativa anche perché ci è stato impossibile ottenere una pronuncia del giudice. Il Comune ci ha avvertiti che veniva a demolire con soli 10 giorni di anticipo, costringendoci a smontare le tende in un'oretta, senza darci il tempo per ottenere un provvedimento di urgenza al Tar. Ma il problema rimane e da ieri abbiamo lasciato a casa due persone. Il rischio però è quello di lasciarne a casa anche altre, forse fino 5 o 7 dipendenti, ma vorremmo ancora evitarlo».Giovanni Cagnassi