Pd a caccia degli indecisi Gentiloni si gioca i dati Pil

ROMA«Non c'è nulla di radicale in quello che diciamo: è la normalità. Però ci siamo abituati a tutto e quindi dire che uno si deve poter curare gratuitamente o che debba poter andare a scuola per formarsi a 360 gradi, sembra una proposta radicale». Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo, spiega le proposte della sua lista, indicata come di sinistra radicale. «Le nostre proposte non sono radicali, sono popolari». E puntando il dito contro «l'antipolitica» («Perché la politica è fondamentale ma deve ripartire dal basso») assicura che le priorità sono tre: lavoro, ambiente e lotta alla criminalità organizzata. Nelle liste di Potere al Popolo sono presenti dirigenti di Prc e Pci, ma - spiega Carofalo - si tratta di «qualcosa di completamente diverso. Siamo una lista plurale dentro cui ci sono partiti come Prc o il Pci ma ci sono anche associazioni, comitati, centri sociali». E c'è una novità nel metodo: «Abbiamo scritto il programma a partire dalle assemblee territoriali le quali hanno anche composto le liste e scelto i rappresentanti senza bilanciamenti nazionali». Questa è la prima differenza da Leu: «Noi volevamo partire dai territori, senza sovradeterminazione nazionale, mentre Leu ha seguito la costruzione tradizionale della sommatoria di sigle preesistenti. Nulla di male, ma sono una cosa diversa da noi».Carofalo sorride quando si parla di sinistra radicale, sottolineando la «normalità» delle proposte di Potere al Popolo. «Noi diciamo cose molto semplici anche quando parliamo di lavoro o di redistribuzione della ricchezza. Il problema è che nessuno le dice più, si pensa invece che chi è più povero di te sia quello che ti ha rubato i diritti e che sia il tuo nemico, ma questo serve ad alimentare la guerra tra poveri».Tre sono le priorità per Potere al Popolo. «Il tema principale - sottolinea Carofalo - è l'occupazione, con il ritorno ai diritti e alla democrazia sui posti di lavoro. Noi pensiamo che non si possa più essere ricattati da contratti di tre giorni, di tre ore o di due mesi. Un altro tema legato al lavoro è quello della parità di genere, che inizia dalla parità dei diritti nel mondo del lavoro, nella possibilità di accedere ai servizi, che poi fa la differenza tra un paese civile ed uno incivile. Il terzo tema è l'ambiente: molti parlano di green economy, ma fin quando pensiamo l'ambiente come qualcosa di subordinato al profitto facciamo un ragionamento che non funziona. L'ambiente è un bene di tutti, bisogna smettere di specularci sopra perché tanti disastri, come gli incendi o le distruzioni dei terremoti, sono dovuti all'incuria». Per il Sud, c'è poi l'ipoteca delle mafie. «Nel Mezzogiorno - osserva Carofalo - son "il" problema. Le soluzioni non sono così difficili come sembra e passano per l'istruzione e per il lavoro. Dobbiamo togliere la manovalanza alla criminalità organizzata: una persona che non ha lavoro e non ha speranza può rimanere preda della criminalità. E poi abbattere l'evasione scolastica».di Maria BerlinguerwROMAPd in trincea nelle ultime ore di campagna elettorale. I dati non sono incoraggianti. Per questo nel giorno in cui l'Istat diffonde l'ultima fotografia della salute dell'economia del Paese, Paolo Gentiloni invita tutti a non disperdere i segnali positivi che attestano una ripresa. Il Pil nel 2017 è cresciuto dell'1,5% ai massimi dal 2010 e il debito e il deficit, in rapporto al Pil, sono scesi più del previsto. Il tasso di disoccupazione è all'11,1% cresciuto dello 0,2 rispetto a dicembre, ma sono cresciuti anche gli occupati di 25mila unità. «I dati del Pil sono positivi, più crescita meno debito, meno deficit più occupati, il punto è trasformare questi buoni dati economici in dati sociali», dice Gentiloni. «La posta in gioco domenica è se gli sforzi che gli italiani hanno fatto proseguono e si traducono in migliori condizioni di vita o ci prendiamo il rischio di buttar tutto all'aria, il rischio di andare fuori strada è fortissimo, basta un attimo», dice in serata al Tg5. Le cancellerie europee e tutti i padri fondatori del Pd tifano per una permanenza di Gentiloni a palazzo Chigi, anche dopo il 5 marzo. Matteo Orfini, presidente dem, ieri ha delineato la linea della resistenza del Pd in caso di sconfitta e di uno stallo tra le forze politiche nella formazione di un governo. «Se non avremo vinto le elezioni andremo all'opposizione. Il governo del presidente non è per noi un'opzione, c'è un governo in carica che può continuare a lavorare per una nuova legge elettorale», dice Orfini. Ma Gentiloni resta con i piedi per terra. «È un periodo che ricevo un sacco di complimenti, in politica questo è il momento più effimero, poi arrivano delusioni e sconfitte», avverte. E invita gli elettori del centrosinistra a mettete da parte i rancori, votando il Pd per evitare una crisi di sistema. «Meglio un voto utile che un rimpianto inutile», avverte anche Matteo Renzi. Il rischio di un governo tra M5S e Lega è reale, insiste il segretario dem. L'obiettivo, ribadito ancora ieri dall'ex premier, resta quello del Pd prima forza parlamentare il 5 marzo. È questa l'asticella che Renzi ha fissato. E ora appare un'impresa difficile, quasi impossibile. «Per essere primo gruppo parlamentare bisogna prima prendere i voti e allora il fatto che Prodi, Letta e altri abbiano annunciato chi il sostegno al Pd chi alla coalizione e all'azione di Gentiloni non mi brucia, anzi mi fa piacere», dice l'ex premier. «Se Mattarella darà l'incarico a Gentiloni o a qualunque altro esponente del Pd avrà il mio pieno sostegno», aggiunge. Il punto ora è convincere gli indecisi, quella maggioranza silenziosa che magari non ha simpatia per Renzi ma può essere spaventata da un governo estremista, a votare per il Pd. «Il clima sta cambiando», dice, non è il momento di consumare vendette e congressi, aggiunge Renzi che denuncia una campagna di odio contro gli elettori dem e promette in caso di vittoria misure in favore della famiglia e lo sblocco del turn over della Pubblica amministrazione. Non è il momento di dividersi. Ma anche nella coalizione qualcosa scricchiola. Emma Bonino, leader di +Europa, ribadisce che se si vogliono mantenere i livelli di spesa 2017 e tagliare le tasse alle imprese bisognerà rimettere l'Imu sulle case di lusso. «Non sta né in cielo né in terra - attacca Renzi - chi vuol votare +Europa lo faccia: grande rispetto per Bonino, ma noi siamo quelli che hanno abolito le tasse sulla casa. E credo sia anche per +Europa un errore politico dire di investire meno in sanità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA