macerata

Si compongono i tasselli che formano il quadro della morte di Pamela Mastropietro (in foto), la 18enne trovata fatta a pezzi, il corpo chiuso in due trolley, il 31 gennaio scorso a Pollenza. I resti di Pamela hanno cominciato a "parlare" nelle relazioni preliminari dell'anatomopatologo Mariano Cingolani e del tossicologo Rino Froldi, depositate ieri. Per il primo, stando alle indiscrezioni trapelate, la morte della ragazza sarebbe avvenuta a seguito di due ferite riscontrate all'altezza del fegato, mentre una lesione al capo non sarebbe stata letale. Il secondo ha invece escluso l'ipotesi che il decesso sia avvenuto per overdose: in vari organi sono state trovate tracce di morfina, segno che la 18enne, allontanatasi dalla comunità Pars di Pollenza il 29 gennaio, ha assunto eroina (che si "degrada" in morfina base), ma che non è morta di overdose. In caso questo caso, secondo il perito della Procura, lo stupefacente tende a concentrarsi nella parte del corpo in cui è avvenuta l'assunzione. È lo scenario su cui sta lavorando la Procura di Macerata, che ha indagato quattro nigeriani per omicidio, vilipendio, soppressione e occultamento di cadavere. Tre sono in carcere: Innocent Oseghale, il 29enne che portò Pamela a casa sua, in via Spalato 124 a Macerata, dove la ragazza è morta, Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 27. Un quarto, più anziano degli altri è a piede libero. Ma ci sono anche altre posizioni al vaglio degli inquirenti. La Procura attende la relazione definitiva sugli esami medico-legali (che sarà unica) e quella dei carabinieri del Ris. Intorno al caso continuano a incrociarsi tensioni e attenzioni politiche, specie dalal destra. Nessun commento da parte del ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri ha incontrato a Roma Alessandra Verni, mamma di Pamela. LATINATutti sapevano del dramma che stava vivendo Antonietta Gargiulo, la donna di 39 anni di Cisterna di Latina che versa in fin di vita dopo essere stata ferita con tre colpi di pistola dal marito che le ha poi ucciso le figlie Alessia e Martina, di 8 e 14 anni. Eppure, nessuno è riuscito ad aiutarla e soprattutto a crederle fino in fondo. A salvare lei e le sue bambine. I verbali e gli esposti di Antonietta raccontano la sua paura, i suoi appelli disperati rimasti senza risposta. Voleva separarsi da quel marito violento, ma lui la tormentava. «Lo temo aiutatemi», aveva detto ai poliziotti di Latina il 7 settembre scorso e a quelli del commissariato di Cisterna appena il 26 gennaio. Aveva presentato un esposto in cui raccontava la gelosia ossessiva, gli schiaffi dati davanti le figlie e i colleghi di lavoro, le minacce. Lo aveva ripetuto al comandante dei carabinieri di Velletri, stazione dove il marito, Luigi Capasso, prestava servizio. Ma nulla. Su questo ed altro dovrà fare luce l'inchiesta della procura militare. Per accertare se quel massacro compiuto dall'appuntato 43enne Luigi Capasso, all'alba di mercoledì, poteva essere evitato. «La grave tragedia familiare impone l'obbligo di verificare se le autorità gerarchiche e sanitarie competenti a valutare il comportamento e la condizione psicofisica dell'appuntato Capasso avessero elementi sufficienti per prevedere quanto purtroppo è accaduto - scrive in una nota l'Arma - nonché se sia stato fatto tutto ciò che la legge consentiva a tutela della consorte e, per estensione, dell'intero nucleo familiare». È infatti emerso che Capasso, dopo gli esposti presentati dalla moglie, non solo rifiutò il supporto psicologico. Sottoposto appena tre mesi fa a visita psicoattitudinale era stata dichiarato "idoneo al servizio". La commissione gli diede appena 8 giorni di riposo. Nessuno ha ritenuto che il possesso dell'arma di ordinanza potesse rappresentare un pericolo. «Ci sono responsabilità che vanno cercate e trovate in questa tragedia. Se si poteva evitare non lo so, ma non credo ci fermeremo», ha detto Maria Concetta Belli, l'avvocato che assisteva Antonietta nella complicata separazione. «Le figlie erano terrorizzate da lui», ha raccontato l'avvocato. Erano intervenuti anche i servizi sociali perché Antonietta aveva paura che il marito vedesse le figlie da solo. Intervenuto anche il ministro dell'Interno, Marco Minniti: «Quanto accaduto è inaccettabile per le mie responsabilità. Potrei cavarmela dicendo che formalmente non c'è stata denuncia e quindi non si è messo in moto il meccanismo, ma a volte non si comprende la minaccia». Luigi Capasso, che viveva in caserma a Velletri, mercoledì ha atteso la moglie sulla rampa che dall'appartamento porta al garage. Lei andava al lavoro alla Findus di Cisterna, lui voleva ucciderla. Dopo averle sparato, le ha strappato la borsa ed è entrato in casa. Prima ha ucciso nel sonno la figlia più piccola, Martina. Poi ha sparato ad Alessia. Il corpo della ragazzina è stato trovato a pochi metri dal letto. Il padre si è ucciso sette ore dopo. (f. cup.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA