Il Pd: «Sull'autonomia siglata una buona intesa per l'Italia e il Veneto»

di Albino SalmasowPADOVAUna firma "storica" con la penna Bic del referendum in tempi record (3' e 44 secondi) e una diffusione altrettanto rapida: Luca Zaia, appena siglata la bozza sull'autonomia differenziata a Palazzo Chigi, verso le 14,30 di mercoledì l'ha diffusa ai 50 consiglieri regionali che si sono visti recapitare nella posta elettronica le 21 pagine dell'accordo preliminare. Analogo regalo alla Consulta delle autonomie locali: da mercoledì pomeriggio, le istituzioni venete sono impegnate nell'analisi di un patto destinato a cambiare profondamente i rapporti tra il governo e le tre regioni più importanti d'Italia in termini di Pil e residuo fiscale. La "trasparenza" e l'efficienza del team di Zaia hanno innescato una valanga di reazioni, con le associazioni e le categorie ampiamente soddisfatte del risultato del "primo tempo": il secondo inizia quando verrà insediato il nuovo governo, con cui negoziare le risorse previste all'articolo 4, tramite la "compartecipazione o riserva di aliquota al gettito dei tributi erariali" e con i "fabbisogni e i costi standard" da definire nell'arco di un anno al posto della spesa storica introdotta da Stammati nel 1977.Ma chi ha vinto il braccio di ferro tra la burocrazia romana e le Regioni? La Lega di Maroni e Zaia, come sostiene Matteo Salvini nei suoi comizi, o il governo che «vuole garantire migliori servizi, grazie agli enti locali più forti ed efficaci», come ha dichiarato il premier Paolo Gentiloni a Bologna? «Basta con le polemiche, l'intesa firmata a Palazzo Chigi mi sembra un grande passo in avanti per il Veneto e l'Italia», risponde Stefano Fracasso, capogruppo del Pd a palazzo Santo Stefano. E dello stesso avviso sono anche il segretario regionale Pd Alessandro Bisato e Pier Paolo Baretta, sottosegretario all'Economia, che ha partecipato agli incontri con il sottosegretario Bressa e Zaia: «Non c'è che dire: da Palazzo Chigi esce un buon accordo. Bene il superamento della spesa storica, l'introduzione dei fabbisogni standard e la compartecipazione del gettito fiscale. Un passo in avanti verso il federalismo creato dalla riforma Bassanini-Amato nel 2001», scrive il sottosegretario.Fracasso allarga l'analisi ai contenuti dell'intesa: «Si tratta di una vera rivoluzione per la sanità, dato che potremo superare i vincoli di bilancio e assumere il personale sulla base dei bisogni reali dei nostri ospedali. Novità anche per i contratti dei medici specializzandi e gli accordi integrativi. Sono convinto che il superamento della spesa storica possa far bene a tutto il sistema Italia. Ora Veneto, Emilia Romagna e Lombardia hanno una grande responsabilità di fronte ai cittadini. Con questo accordo si mette anche una pietra tombale sulla Lega Catalana-secessionista, che per anni ha proposto di staccarsi dall'Italia. La strada per un Veneto più forte è quella del titolo quinto della Costituzione. La premessa dell'intesa è un riconoscimento dei valori unitari del nostro Paese», conclude il capogruppo Pd.Da Palazzo Ferro Fini a Confindustria: «Alla fine del primo step il Veneto guadagna competenze che inizialmente non aveva e un positivo riscontro sul fronte risorse. Direi che è un ottimo inizio, che risponde all'esito del referendum del 22 ottobre scorso», dichiara il presidente di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas. «Per quanto riguarda il sistema delle imprese sono due gli aspetti positivi. Il primo è l'istituzione della Commissione paritetica Stato-Regione, oggi prerogativa esclusiva di chi ha lo Statuto speciale. La Commissione ha poteri decisionali legislativi e dovrà discutere sulle risorse da lasciare sul territorio. Il secondo aspetto riguarda la battaglia, vinta dalla Regione, sul fisco: il maggior gettito dei tributi maturati sul territorio regionale verrà misurato sui fabbisogni standard e non più sulla spesa storica. Sono due capisaldi con cui creare le premesse per una crescita dell'economia e dell'occupazione».Dal Veneto alla Lombardia: ieri Roberto Maroni è tornato a scrivere: «Autonomia e federalismo siano in cima all'agenda del prossimo governo di centrodestra». E chi meglio di lui potrebbe guidare il ministero delle riforme istituzionali o delle Regioni con Tajani premier?©RIPRODUZIONE RISERVATA