Il delitto in pieno giorno dubbi sull'ipotesi rapina

CISON DI VALMARINOKatiuscia Nicolasi, 45 anni, si è alzata prima dell'alba, ieri mattina. Aveva il turno di mattina, dalle 6: lavora in un casello autostradale. Vive con i genitori: quando è uscita, nel silenzio ovattato della neve che scendeva sulle colline di Rolle e di tutta la zona, non poteva sapere che non li avrebbe mai più visti vivi. L'orrore davanti ai suoi occhi si è materializzato verso le due e mezzo del pomeriggio, quando è tornata dal turno di lavoro. È entrata in casa, ma i suoi non c'erano. Le stanze apparivano in disordine, come rovistate da qualcuno che voleva fare in fretta, forse alla caccia di denaro o oggetti preziosi. O forse per inscenare un tentativo di furto. La donna è allora uscita sul retro per cercare i familiari: papà e mamma erano stati ammazzati in maniera brutale, disumana, e i loro corpi giacevano in giardino, martoriati dalle coltellate e dai colpi alla testa. Ha scoperto prima il padre, in fondo al prato, pieno di lesioni su tutto il corpo. Poi la madre, in un punto opposto del giardino, anche lei uccisa con la stessa ferocia. Due traiettorie disperate e lontane, come se l'ultima azione dei due coniugi fosse stata quella di tentare di sfuggire al loro killer.Eddi Nicolasi è l'altro figlio di Loris e di Anna Maria, fratello di Katiuscia. Di professione pittore edile, negli ultimi anni ha cercato fortuna in Germania lavorando soprattutto per locali italiani. Da imbianchino e anche da gelataio, come aveva fatto il padre tanti anni prima. Dopo aver sentito la sorella, la prima a tornare in quella casa dell'orrore, ieri sera i carabinieri hanno cercato di mettersi in contatto con Eddi: non sapevano se fosse in Germania o da queste parti, visto che ultimamente pare facesse molto la spola tra i due paesi. In serata sono riusciti a contattarlo: è qui.Sulle indagini e sugli indizi, però, il riserbo è strettissimo. Il lavoro dei carabinieri è coordinato dal comandante provinciale, tenente colonnello Gaetano Vitucci, dal tenente Alberto Giletti, comandante della compagnia di Vittorio Veneto, e dal tenente colonnello Paolo Roberto Crisafi. Prima di entrare nella casa dei coniugi Nicolasi, gli investigatori hanno atteso l'arrivo dei reparti di investigazione scientifica per non compromettere alcuna prova che possa essere utile a portare al nome dell'assassino. Stesso lavoro all'esterno della casa, dove la neve potrebbe rivelarsi un alleato insperato e offrire tracce, impronte, segni del passaggio di una o più persone, o di un'auto. Non ci si può affidare ad altro, perché testimoni non ce ne sono: il rustico è isolato e nessuno ha assistito al massacro. Non ci sono nemmeno videocamere di sorveglianza, più adatte a un centro città o ai cancelli di una villa che a una vecchia casa in collina di due coniugi pensionati.Sul posto, con il medico legale, è giunto anche il pubblico ministero della Procura di Treviso. Le ispezioni e l'esame dei corpi sono proseguiti per ore, fino al tardo pomeriggio. Un duplice omicidio che non ha ancora una pista chiara. Nella Marca tanta ferocia fa tornare alla mente la vicenda di Guido e Lucia Pelliciardi, i due anziani coniugi trucidati il 21 agosto 2007 a Gorgo da una banda di rapinatori stranieri - uno di loro si suicidò in carcere prima del processo - che cercava soldi e gioielli nella villa di cui marito e moglie erano custodi. Qui lo scenario è quello delle colline del Prosecco, come se si trattasse del film tratto dal romanzo di Fulvio Ervas che parla di omicidi in serie. Ma purtroppo non ci sono i fari del set cinematografico, solo le luci blu delle auto dei carabinieri.Fabio Poloni(hanno collaboratoSilvia Ceschine Francesca Gallo)