Guarda verso sinistra il "governo" Di Maio

di Gabriella CeramiwROMASpariscono i simboli del Movimento 5Stelle per lasciare spazio alle bandiere tricolore. La cerimonia di presentazione dei 17 candidati ministri M5S, per ora solo virtuali, sembra solenne e Luigi Di Maio prova a dare un tocco istituzionale, nel giorno in cui Beppe Grillo annuncia la fine dell'epoca del Vaffa e dice: «Sbrigatevi a fare il governo perché sto impazzendo». Sulla pedana ci sono le sedie per far accomodare il potenziale governo e accanto al candidato premier un altro microfono per far parlare ognuno di loro, quasi avessero già vinto: «Adesso ci deridono, ma lunedì saremo noi a ridere quando prenderemo il 40%», dice Di Maio. C'è molta sinistra in questa potenziali compagine di governo targata 5Stelle, ma ci sono anche tre donne di peso, che dovrebbero ricoprire incarichi importanti, e che sono docenti all'università Link Campus, presieduta da Vincenzo Scotti, democristiano, più volte ministro dal 1978 al 1992, tra cui agli Interni con Andreotti, e poi sottosegretario agli Esteri con Berlusconi. Un po' sinistra e un po' prima Repubblica, si potrebbe dire. Le tre donne che Di Maio annunciava da giorni sono Paola Giannetakis al ministero dell'Interno, Emanuela Del Re agli Esteri, Elisabetta Trenta alla Difesa. Tutte si occupano di sicurezza e di intelligence, che poi è proprio la peculiarità di Link Campus, un tempo Link Campus - Università di Malta, dove Luigi Di Maio l'8 febbraio scorso ha presentato il programma Esteri. Ed ecco Trenta che ha ricoperto l'incarico di Programme Manager di Gem spa, società di gestione di Link Campus University, e attualmente è vicedirettore del Master in intelligence e sicurezza: «Il nostro governo assicurerà forze armate più efficaci ed efficienti, rimanendo in linea con i costi e in coordinamento con le altre istituzioni nazionali e internazionali, con gli alleati e i partner». Nessuno parla di uscita dall'Europa. Anzi, tutt'altro. L'attenzione è tutta su Paola Giannetakis perché sarà lei a guidare un dicastero delicato come quello degli Interni. È stata professore straordinario di Giurisprudenza a tempo determinato nell'università presieduta da Scotti e su di lei è scoppiata la polemica per aver firmato l'appello per il sì al referendum. Il suo programma? «La sicurezza non si risolve inondando le strade di polizia e militari. Noi crediamo nella sicurezza partecipata, attraverso l'ottimizzazione delle risorse disponibili affrontando le continue emergenze che provocano instabilità: una su tutte quella dei migranti». Infine Emanuela Del Re, candidata agli Esteri, nel 2015 Docente di "Decision Making" ed esperta di geopolitica, specialista di Balcani, Caucaso e Medio Oriente. Guai a chiamarli tecnici stile governo Mario Monti. Di Maio vuole marcare la differenza sottolineando che le persone scelte sono sì tecnici, ma di area. Di area M5S. Sta di fatto che le loro idee richiamano molto quelle della sinistra-sinistra. I tre attori principali sono Andrea Roventini al ministero dell'Economia, Pasquale Tridico al Lavoro e Lorenzo Fioramonti allo Sviluppo economico. Il capo politico sottolinea più volte come i tre abbiano lavorato già insieme. E in effetti si rifanno alla stessa scuola di pensiero, quella dell'economista Keynes. Quindi, basta privatizzazioni, sì a investimenti pubblici, reddito di cittadinanza per i più poveri, no all'austerity, si allo sforare il 3%. Poi via il Jobs act, superare la legge Fornero, mandare in pensione il Pil, votarsi allo sviluppo sostenibile e alla decrescita felice. A loro tre si aggiungono altre personalità molto di sinistra come Mauro Coltorti alle Infrastrutture che esordisce: «Noi diciamo no al ponte di Messina e poi non ci sono i ponti sul Po"». Da alcuni viene definito "il terzomondista" che dice no alla cementificazione selvaggia. Di sinistra è anche Salvatore Giuliano, candidato ministro della Scuola. Su di lui gira addirittura un selfie con Matteo Renzi e voci di non aver del tutto bocciato la riforma della "Buona scuola", ma lui nega. Per finire, tra gli altri, c'è Alessandra Pesce, la titolare del dicastero dell'Agricoltura, componente della segreteria tecnico di questo ministero che giorni fa ha detto che in fondo Maurizio Martina è stato un buon ministro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA