Masini: «Basta "vaffa", ora incito alla pace»

di Laura BerlinghieriwVERONAUn tour da incorniciare. O, meglio, da immortalare: in musica. Protagonisti gli appuntamenti live del toscano Marco Masini, dal 29 settembre su disco: 74 minuti di musica dal vivo per ripercorrere 27 anni di carriera. In attesa di nuove canzoni che non tarderanno ad arrivare. In mezzo i "firmacopie", l'ultimo in Veneto il 30 settembre a Verona.Da dove nasce l'esigenza di pubblicare un album live?«L'ultimo tour che ho affrontato mi ha divertito tantissimo, mi ha portato a confrontarmi con diverse generazioni e a condividere molto, ancora più delle esperienze precedenti. Ho sentito il desiderio di fotografare questo periodo per metterlo in 74 minuti di musica. Ho dovuto sacrificare molte canzoni: ho inserito quelle che meglio rappresentano questa mia lunga "camminata" durata 27 anni, tra i cambiamenti, le paure e le incertezze di autore. E di uomo».Come cambia il cantare d'amore col passare degli anni?«Sono cambiato io, cambia il pubblico, la realtà. Cambia tutto tranne una cosa: l'amore. L'amore non è una scelta: ti prende, ti cattura e decide per te. A seconda dell'età si presenta in forme diverse, ma regalando sempre la stessa sensazione. Non si è mai preparati all'amore, così come non si è mai preparati a scriverlo. È un cambiamento forzato, obbligato da quello che si muove intorno, che ti condiziona, e dall'amore che stai vivendo o che non stai vivendo»."Spostato di un secondo" come "fare un respiro prima di parlare". Quando è arrivato a questa consapevolezza?«Quando si è giovani si tende a sfogare velocemente tutta la rabbia per una scelta sbagliata. Quando si diventa adulti si cerca di arrivare in maniera più fredda a compiere delle scelte, e io sono diventato adulto»."La borsa di una donna" ha una sensibilità femminile.«L'ho scritta con Antonio Iammarino e Marco Adami. Ci siamo confrontati e siamo arrivati a questa idea dell'universo femminile. Noemi poi ha avuto l'istinto e l'entusiasmo per portarla a Sanremo. La voglia era solo quella di regalare un'emozione, inserendo nel disco un momento di "romanticismo estremo"».Rimanendo a Sanremo, che ricordo ha di Giorgio Faletti, che ha omaggiato al Festival?«Il ricordo di un uomo forte, coraggioso e imprevedibile. Un artista a 360 gradi che merita di essere ricordato per quello che ha costruito e ci ha regalato: concetti, immagini e parole».Ora cosa succederà?«Sto pensando a scrivere, che è la cosa che mi viene più naturale. Quando si sente il desiderio di "tirare fuori" qualcosa è bene farlo, indipendentemente dai progetti in essere. Riuscire a mettere me stesso in musica rimane la soddisfazione più grande».Chi sarà il Marco Masini delle nuove canzoni?«Quello che sarò quando scriverò quelle canzoni: quello che vivrò e vedrò vivere intorno a me. Ho voglia di raccontare delle storie: credo che nel prossimo album ne racconterò molte, abbandonando i concetti più criptici a cui mi ero dedicato ultimamente. Le storie sono per tutti: non ne esistono di "inventate", perché l'invenzione è di per sé immaginazione di qualcosa che, almeno nella mente, esiste». Se avesse 20 anni, come proverebbe a fare musica?«Sfruttando l'unica cosa che aiuta a farla: l'amore per la musica. Un ragazzo la deve amare per mettersi al suo servizio».La musica è ancora una fossa di serpenti?«Tutte le categorie sono una fossa di serpenti, il mondo lo è: basta guardare il telegiornale. La nostra è una società in cui non funziona la meritocrazia. Io parlavo di musica negli anni '90 perché stavo iniziando quella carriera e vivevo le prime difficoltà. Ma un ragazzo che inizi un lavoro oggi in qualunque settore potrà parlare di "fossa di serpenti". Per le denunce ieri c'erano le canzoni, oggi ci sono i social».Allora il suo "urlo universale" era vaffanculo. Termine sdoganato, si usa anche in politica. Ora quale sarebbe?«Pace. Non esiste urlo più forte».