Smog, accuse dall’Europa Venezia a rischio multa

di Gianni Favarato wMESTRE La vicinanza al mare e un centro storico senza auto e di fatto pedonale non fanno di Venezia una città con l'aria pulita. Anzi, al contrario, è una delle nove aree metropolitane con l'aria più inquinata d'Italia messe sotto accusa dalla Commissione europea, che ieri ha inviato al governo italiano una lettera con un "parere motivato" che apre una seconda fase della procedura di infrazione per il mancato rispetto dei limiti di sicurezza sanitarie previsti dalle direttive comunitarie sulla qualità dell'aria. Venezia fuorilegge. Il richiamo, il secondo del genere, dell'Europa era scontato alla luce della pesante situazione che interessa tutta l'area della pianura padana e in particolare l'area veneziana e quella contigua trevigiana. Da oltre dieci anni il comune di Venezia arriva al 31 dicembre con un numero di superamenti del limite di sicurezza giornaliero delle concentrazioni di Pm10 (polveri sottili) - fissato dalle normative europee a 50 microgrammi per metro cubo d'aria - ben superiore ai 35 permessi nell'arco di un intero anno. Anche nell'inverno scorso i limite giornaliero è stato ampiamente superato nell'area urbana di Mestre e Marghera; il 2016, infatti, si è chiuso con ben 73 superamenti del limite giornaliero in via Tagliamento, 57 al Parco Bissuola, 68 in via Beccaria e 50 a Sacca Fisola. Quest'anno la situazione sembra ancora più pesante, con già 45 superamenti del limite giornaliero in via Tagliamento. La prospettiva è di chiudere il 2017 con un bilancio ambientale ancora più negativo in termini di superamenti del limite di sicurezza sanitaria. La procedura d'infrazione. Il parere motivato - che precede la sanzione (multa) vera e propria che l'Italia dovrà pagare - si riferisce al superamento del valore limite annuale in nove aree metropolitane, tra le quali figura Venezia che, alla fine dell'anno scorso, è risultata essere la terza nella classifica nazionale delle città più inquinate dallo smog. Un record negativo che riguarda in particolare le polveri sottili (Pm 10) scaricate dal traffico stradale ma anche da quello cosiddetto acqueo (navi, vaporetti e barche) che caratterizza la città lagunare, il traffico aereo del Marco Polo, le centrali termoelettriche di Porto Marghera e gli impianti di riscaldamento. Se l'Italia non risponderà con azioni concrete, entro due mesi alle osservazioni motivate della Commissione europea - che già in giugno dell'anno scorso aveva inviato all'Italia un primo avviso di messa in mora - che potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell'Unione europea la quale, a sua volta, potrebbe comminare una pesante sanzione (che finirebbe per gravare sul bilancio dei comuni sotto infrazione) intimando al governo italiano di mettere in regola le aree metropolitane fuorilegge con gli opportuni interventi di limitazione del traffico e delle emissioni delle altre fonti d'inquinamento. Il Comune e la Regione. Al momento nessun commento è arrivato dall'amministrazione comunale che, del resto, è stata messa sotto accusa dalle associazioni e dai comitati cittadini che nei mesi scorsi hanno organizzato proteste e "flash smog" a Mestre, Marghera e sotto la tangenziale di Mestre, per chiedere al sindaco Brugnaro «interventi coraggiosi ed efficaci», come il blocco temporaneo del traffico, il lavaggio delle strade, sconti per chi usa i mezzi pubblici di trasporto, ecc. Interventi che però il sindaco non ha mai varato, limitandosi a far scattare blande limitazioni del traffico ai mezzi più vecchi, quando si è supera per tre o dieci giorni di seguito il limite giornaliero nella centralina di riferimento (Parco Bissuola), come previsto dal piano regionale. Dal canto suo l'assessore all'Ambiente Gianpaolo Bottacin ha replicato ieri che il Veneto «sta già facendo moltissimo; non a caso è stata, tra le prime regioni del Bacino Padano, ad aver approvato il Piano Aria, all'interno del quale abbiamo previsto ben 61 misure legate alla riduzioni delle emissioni e altre nove di approfondimento conoscitivo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA