Nuovo “grande Correr”, quelle stanze poco storiche

L'INTERVENTO / 2di MARCO ZANETTI * Nei giorni scorsi sono stati presentati al ministro Franceschini gli ultimi lavori in corso al Museo Correr per il restauro delle stanze dell' "appartamento dell'Imperatore". Certamente si tratta di un'importante testimonianza della produzione dell'artigianato artistico veneziano della metà dell'Ottocento, come anche della capacità dell'artigianato odierno di riprodurre con fedeltà rivestimenti ed arredi di quell'epoca. Ma sorprende una certa enfasi data al nuovo "grande Correr" e all'attrattività di queste stanze che in realtà di storico hanno ben poco. L'imperatore (Francesco Giuseppe, cui la storia d'Italia non è particolarmente debitrice) vi soggiornò meno di 40 giorni nell'inverno del 1856 e il clima sociale e politico non era certo quello che farebbe intendere la cinematografia sulla moglie, la Principessa Sissi. Ma quel che più sorprende è il silenzio che è calato, da anni, sulle collezioni risorgimentali del Museo Correr, da tempo sfrattate dalle sale espositive e relegate nei depositi. Qualcosa pur tuttavia si è visto recentemente, nel 2011, con la mostra "Venezia che spera. L'unione all'Italia (1859-1866)". Era l'anniversario del 150° dell'Unità d'Italia e quell'iniziativa faceva onore alla Città … mentre invece il principale evento celebrativo locale, la costruzione del Nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi al Lido di Venezia, creava solo una voragine di spesa con disonore e discredito delle amministrazioni responsabili. Ora siamo ad un altro 150°, quello che riguarda proprio l'unione di Venezia, e del Veneto, all'Italia. Si potrà forse disquisire su quale data esatta considerare: il 19 ottobre (la stipula del trattato con la cessione del Veneto dall'Austria a Napoleone III e per esso a Vittorio Emanuele II); il 21-22 ottobre (lo svolgimento del plebiscito confermativo dell'annessione al Regno d'Italia); il 27 ottobre (la proclamazione da parte della Corte d'Appello del risultato della consultazione) oppure il 4 novembre (data del decreto reale di annessione). Avremo comunque, per allora, finalmente, una spianata sul "buco" realizzato al posto del Palazzo del Cinema per il 150° di cinque anni prima (ma resterà il buco nei conti pubblici), mentre invece non c'è traccia di un progetto per rimettere in piedi, con l'occasione del 150° attuale, il Museo del Risorgimento che copriva la storia veneziana dal 1797 al 1918. Allestito nel 1936, oggi andrebbe certamente ripensato secondo le odierne tecniche espositive ed inserito in un sistema museale della storia cittadina nel quale alcuni luoghi (l'Arsenale e altro ancora) possono essere semplicemente anche museo di sé stessi, con tutti gli ausili oggi possibili per una fruizione intelligente degli spazi. Nel marzo scorso, il sindaco Brugnaro ha detto no ad un museo veneziano sull'Islam, motivando "meglio parlare di noi". In Fondazione Musei Civici hanno capito bene, tanto da pensare per quest'anno ad un mostra a Ca' Pesaro dedicata a Coco Chanel ed ai suoi anni ruggenti in Laguna. E d'altra parte, il governatore Zaia si appresta a far coincidere il nostro 150° di unione all'Italia con un referendum su un Veneto con un qualche maggior grado di autonomia dall'Italia. * Associazioni Venezia Cambia