Veneto in surplace senza Baban non ha nomi forti

Non è ancora sciolta la riserva e il Veneto è in bilico tra proporre un nome proprio, e quindi provare ad arrivare alla poltrona nazionale di Confindustria o, per l'ennesima volta, mettersi in seconda fila e tifare per un outsider. I tempi per decidere non paiono brevissimi, e sarebbe già il caso di iniziare a fare alleanze, se ci si vuole provare. Ieri sera, infatti, sono stati nominati, i selezionatori per il Comitato che dovrà giudicare i nomi. La verità è che il Veneto è rimasto orfano del suo fuoriclasse: Alberto Baban, imprenditore che ha appena detto sì alla sua riconferma alla Piccola industria. Le due cariche non sono incompatibili, ma inopportune. In passato si sono fatti i nomi di Andrea Bolla, oggi presidente del comitato tecnico per il fisco di Confindustria, Alessandro Vardanega, già ai vertici, per due mandati, di Unindustria Treviso, Stefano Dolcetta che invece è appena diventato presidente della BpVi e Michelangelo Agrusti, da Pordenone. Chissà se una di queste strade sarà percorribile. Se non lo fosse, sono due oggi le speranze dei confidustriali veneti: avere un candidato giovane o, almeno, più giovane di quanto non lo sia oggi Giorgio Squinzi che di anni ne ha 72. E puntare su un nome industriale e non di apparato. Un uomo della manifattura, come ha dichiarato Stefano Dolcetta a «La Repubblica», candidando un industriale metalmeccanico. Un nuovo Alberto Bombassei, insomma, verso cui andò 4 anni fa più di qualche preferenza veneta. Per questo motivo, è probabile che il romano Aurelio Regina non incontri il favore dei nostri imprenditori. Mentre non dispiace il bolognese Alberto Vacchi che è un metalmeccanico classe 1964. La campagna elettorale si è appena aperta e la situazione è in divenire, per i più ottimisti. Confusa, per i detrattori: troppi nomi, nessun candidato ufficiale. E se il Veneto non avrà il suo, dovrà giocare per contare con le deleghe nella squadra nazionale.