Zonin: «Sono tranquillo, il Cda non sapeva»

VICENZA. «L'oreficeria è uno dei fiori all'occhiello del manifatturiero veneto e uno dei simboli di maggior prestigio dell'eccellenza dell'Italian style nel mondo». Lo ha detto l'assessore regionale all'economia e alle attività produttive Roberto Marcato intervenendo alla cerimonia inaugurale di «VicenzaOro September 2015», la rassegna per il comparto del top di gamma del jewellery mondiale, in programma da oggi fino al 9 settembre in Fiera di Vicenza. La manifestazione è una vetrina per conoscere le produzioni più innovative e le dinamiche del mercato, facilitare l'incontro tra domanda e offerta, anticipare le nuove tendenze del design e gli aspetti culturali che ruotano attorno al mondo della gioielleria. «La Regione» ha detto l'assessore «dà il massimo sostegno alle manifestazioni che promuovono il Made in Veneto e puntano a incrementare il nostro export, uno dei punti di forza dell'economia su cui dobbiamo continuare a puntare. L'interesse per le nostre produzioni è dimostrato dalla bilancia commerciale che vede un andamento più che positivo per il Veneto, con performances superiori agli indicatori nazionali e una previsione di trend annuale che sfiora il 7 per cento». Tra gli eventi, in occasione dell'inaugurazione era in programma anche la premiazione degli Oscar del Gioiello «Andrea Palladio International Jewellery Awards».di Eleonora Vallin wVICENZA Applausi e standing ovation per il nuovo management rappresentato da Francesco Iorio, direttore e consigliere delegato e Iacopo De Francisco, suo vice e responsabile mercati. Più fredda la reazione degli oltre 800 dipendenti della Popolare di Vicenza verso il presidente Gianni Zonin che ieri ha aperto la convention di rete al teatro comunale di Vicenza. «Sono tranquillo» ha risposto Zonin al termine dei lavori: «Resterò al fianco dei soci» ha ribadito. E nel suo discorso, che nei contenuti ricalcava la lettera inviata agli azionisti giorni fa, ha richiesto fiducia. Ma la platea, ieri, ha mal digerito la presa di posizione del presidente quando, nel suo incipit, ha dichiarato che il «Cda non sapeva», addossando le responsabilità al precedente management, quello dell'era Sorato, uscito di scena. Quel miliardo di finanziamenti correlati all'acquisto delle azioni emersi nell'ultima semestrale, ieri è diventato un «elefante sulle spalle» con cui la banca deve affrontare i suoi prossimi passi. Ma il clima in Teatro era ‘dopato': «Gli faremo una padella così» ha annunciato Iorio tra i plausi, con chiaro riferimento al mercato. Che di incontro motivazionale si trattasse, è stato chiaro fin da subito. «La convention non è stata imposta» ha precisato l'ex manager UBI a latere dell'incontro, «ma ritenuta opportuna perché la rete, e la direzione generale, avevano necessità di comprendere bene le motivazioni che hanno portato a una trimestrale pesante. E capire le linee guida e le strategie che il management ha in mente, assieme al Consiglio, per i prossimi tre anni». Così è stato chiesto a tutto il personale di «impegnarsi e sacrificarsi assieme ai collaboratori per ridare entusiasmo e rimettere in moto il motore». Iorio ha confermato che il nuovo Piano industriale, nelle sue linee guida, è stato consegnato martedì al Cda che, entro il 15 settembre, dovrà far pervenire le proprie annotazioni. «Il piano industriale» ha aggiunto, «sarà deliberato nelle prossime settimane e punterà a un deciso ruolo della banca sui territori di riferimento: saremo una banca snella, veloci come una gazzella in un sistema pachiderma». Ma le riduzioni ci saranno. Iorio ha confermato la chiusura delle prime 75 filiali con esuberi, «nell'ambito della riorganizzazione complessiva di circa 300 persone». «Abbiamo chiesto alla rete di dare l'esempio, credo che il personale possa lavorare con grande serietà nel rapporto con soci e clienti, puntando a generare anche nuove opportunità. Non vedo problemi a fare impieghi quando raccoglieremo oltre un miliardo: saremo una delle banche più capitalizzate al primo trimestre del 2016. Non vi sarà alcuna pressione sull'aumento, ciascuno sottoscriverà liberamente» ha così ribadito, annunciando che, nei confronti dell'ex management, le eventuali azioni di responsabilità «dipenderanno dal Consiglio e dall'assemblea». I sindacati intanto ribadiscono: «Non daremo nessuna delega in bianco. Restiamo in attesa della presentazione del piano nei dettagli. Ci spaventa quanto detto ieri sulla volontà di esternalizzare tutte le attività a bassa redditività» spiega Giuliano Xausa della Fabi, «e che De Francisco abbia dichiarato che non ci saranno più cassieri. Siamo in ritardo su internet e sappiamo che quello è il futuro, ma ci aspettiamo che il Cda garantisca i posti di lavoro». Trecento esuberi? «Ci ragioneremo» promette Xausa «speriamo non siano di più».