De Grandis, centodieci mostre in vent’anni

Ha raggiunto il traguardo di 110 iniziative espositive - tra padiglioni nazionali esterni e mostre collaterali - in circa vent'anni dentro e intorno alla Biennale Arti Visive la Pdg Arte Communication del veneziano Paolo De Grandis, che anche per l'edizione di quest'anno curerà l'organizzazione di quattro padiglioni esterni: quello dell'Azerbaijan a Palazzo Lezze, quello dell'Ecuador - alla prima apparizione alla Mostra all'Istituto di Santa Maria della Pietà, quello della Georgia nelle Sale d'Armi dell'Arsenale e quello di Andorra agli Spiazzi, sempre dell'Arsenale. Più alcune altre mostre esterne e collaterali di artisti orientali. Perché proprio dall'Oriente è cominciata questa lunga "avventura" espositiva che ha creato nel tempo un vero e proprio fenomeno: quello, appunto, dei padiglioni esterni ai Giardini - e ora anche all'Arsenale - e sparsi per la città, che sono ormai più numerosi di quelli interni. «Era il 1995», ricorda De Grandis, «quando proposi all'allora presidente della Biennale, Gian Luigi Rondi, di inserire nella Mostra, pur esponendo all'esterno dei Giardini, alcuni Paesi asiatici che volevano partecipare all'esposizione, ma per i quali non c'erano spazi: Taiwan, Lettonia e l'Estonia tra i primi. Da allora iniziai a mettermi in contatto con i Ministeri della Cultura dei Paesi asiatici e orientali che potevano essere potenzialmente interessati a prendere parte alla Biennale e in questi anni appunto Taiwan, Hong Kong, Singapore e Macao sono stati i Paesi più presenti alla Biennale, tra i "nuovi". Ora le presenze inedite stanno riguardando soprattutto paesi dell'America Latina. Quest'anno sbarca per la prima volta alla Biennale l'Ecuador, ad esempio, ma altri paesi di quest'area geografica finora mai presenti arriveranno sicuramente da quest'area». Lo spostamento in centro storico dei padiglioni di molti paesi stranieri ha favorito anche il recupero a questo scopo di molti palazzi storici veneziani in buona parte inutilizzati e che ora "vivono" tutti nel periodo della Biennale. «Quest'anno ad esempio», conclude De Grandis, «noi utilizzeremo a questo scopo tra le new entry Ca' Garzoni, già sede universitaria, e Palazzo Barbaro». (e.t.)