Aveva rubato i soldi croupier condannato Risarcirà i colleghi

Per contratto i croupier di qualsiasi casa da gioco non possono avere tasche, in modo da non cadere in tentazione e infilarci qualche fiches. Anche a Ca' Vendramin Calergi e Ca' Noghera (la sede di terraferma vicina all'aeroporto Marco Polo) il regolamento prevede che i dipendenti siano in smoking con tasche cucite. Dall'epoca dell'operazione "Zanzibar" nel 1992, poi, i dipendenti vengono anche ripresi da un circuito interno di videosorveglianza. Ma i sistemi di elusione, però, esistono. di Roberta De Rossi wVENEZIA Contro di lui (per la prima volta) si sono costituiti anche dieci colleghi croupier, chiedendo di essere risarciti per le mancate mance: meno soldi in cassa del Casinò, infatti, meno gratifiche per tutti. E, naturalmente, anche la Casa da gioco ha chiesto i danni alla sua immagine Ieri, il giudice monocratico Ciampaglia ha condannato a un anno e 3 mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di 50 mila euro di risarcimento a favore del Casinò di Venezia, l'ex croupier (ora licenziato) Adriano Massimo, di Dolo, 44 anni, arrestato nel dicembre del 2013 con l'accusa di essersi infilato nei pantaloni 550 euro che avrebbe dovuto depositare nella cassa di Ca' Noghera: gli addetti ai giochi hanno le tasche della divisa cucite e il danaro era finito dentro la cinta. «L'avrei consegnato dopo», la difesa, che non è bastata a evitare la condanna. Quanto ai croupier che si sono costituiti parte civile - con gli avvocati Rossi e Mason, Marchi, Santin - hanno visto riconosciuto dal giudice il diritto a 100 euro di risarcimento l'uno, oltre al rimborso delle spese legali. Complessivamente, una pena pesante quella pronunciata ieri dal giudice. Adriano Massimo era finito in manette per furto aggravato nella notte del 21 dicembre 2013, al termine del suo turno a Ca' Noghera: dopo la convalida dell'arresto, era stato scarcerato in attesa del processo, ma anche licenziato seduta stante dal Casinò di Venezia: provvedimento confermato anche dal giudice del lavoro, che ha respinto il ricorso dell'uomo contro il licenziamento. A scoprire che qualcosa non andava era stato un cliente del casinò, che aveva segnalato alla direzione che il croupier si era intascato alcune banconote. Erano così partiti i controlli da parte degli ispettori della casa da gioco e degli ispettori comunali, anche attraverso le telecamere, che avrebbero ripreso - secondo l'accusa - il croupier mentre nascondeva i soldi, con un movimento veloce, tra la camicia e i pantaloni: in tutto, 550 euro, che avrebbe dovuto depositare in cassa. Dopo essere stato ripreso e documentato - sempre secondo l'accusa - il furto di denaro, il giorno dopo, al Casinò erano arrivati i poliziotti delle squadra Volanti, che avevano arrestato Massimo, trovandogli ancora i soldi addosso. L'uomo era ritenuto uno dei croupier più esperti della casa da gioco, assunto nel 1999, era stato anche incaricato di tenere i corsi di formazione ai colleghi più giovani e neo-assunti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA