I pendolari di notte senza treni e la "tassa Sfmr" sale a 45 milioni

«Il presidente Zaia e il sindaco Bitonci hanno delle responsabilità enormi sulla mancata costruzione del nuovo ospedale di Padova». Il vice presidente della Commissione Sanità, Claudio Sinigaglia (Pd) accusa direttamente il presidente della regione e il sindaco di Padova per la perdita di 50 milioni di euro stanziati a favore del polo padovano. «Le liti tra Zaia e Bitonci hanno azzerato i 50 milioni di euro messi a disposizione dal consiglio regionale per la costruzione del nuovo polo ospedaliero di Padova. La giunta ha dato indicazioni di utilizzare diversamente le risorse inizialmente stanziate per Padova. Il nuovo ospedale era stato definito dalla programmazione sanitaria regionale come polo di eccellenza internazionale»,. Ieri sera è stato approvato un odg che impegna la giunta Zaia a scegliere l'area del nuovo ospedale. di Albino Salmaso wV ENEZIA L'ultimo paradosso del Veneto? Pagare 40 milioni di «tassa» per il metrò-fantasma e lasciare a piedi di notte i pendolari. Uno scandalo che grida vendetta, che ieri ha animato il consiglio regionale, che ha processato a porte chiuse il lodo Astaldi e l'arbitrato Net Engineering: a spiegare perché Zaia debba pagare 40 milioni di euro tra parcelle e multe per il Sfmr è arrivato l'avvocato Ezio Zanon, capo dell'ufficio legale di palazzo Balbi. Alle 13 colpo di scena: si spegne l'audio della diretta, tv e siti web oscurati e in aula inizia il botta e risposta tra i consiglieri e l'avvocato Zanon. Perché tanta urgenza? Il motivo è semplice: il bilancio rischia di deragliare sui binari del Sfmr per l'eredità Chisso. L'ex assessore, coinvolto nell'inchiesta Mose come l'ex governatore Galan e l'ex consigliere Marchese, ha lasciato due mine vaganti che disintegrano l'efficienza della gestione Ciambetti: il lodo Astaldi di 9,5 milioni e l'arbitrato Net Engineering di 30 milioni. E siamo al primo tempo, perché è emerso che la Net di Giovan Battista Furlan ha presentato fatture per altri 5 milioni e la Astaldi intende formulare richieste per altri 40. «Tirate le somme», spiega Franco Bonfante (Pd) «arriveremo a 100 milioni di euro tra parcelle e revisioni prezzi, sottratti agli investimenti per far ripartire il Veneto». «Siamo al capolinea del centrodestra e dell'éra Galan-Zaia», aggiunge Roberto Fasoli, «la legislatura è finita quando il Pdl si è spaccato in tre gruppi. Sarebbe stato più utile andare subito alle urne, azzerare la situazione e ripartire con una squadra e un programma nuovi, invece siamo qui a rifare i conti per un metrò che non esiste». E' giorno di scambio d'auguri a palazzo Ferro Fini e il presidente Clodovaldo Ruffato saluta dipendenti e collaboratori e ricorda che la legislatura è volata via più veloce della luce. In aula è appena finita l'audizione a porte chiuse dell'avvocato Ezio Zanon, che è partito da molto lontano, esattamente dal 1992 quando l'ingegner Furlan consegnò a Franco Cremonese, Dc, allora presidente della giunta veneta, il progetto della metropolitana veneta: un treno ogni 10' tra Venezia, Castelfranco, Treviso, Bassano, Padova, Vicenza e Schio con il collegamento all'aeroporto di Tessera. Poi nel '95 arriva il Doge Galan e punta sul «Passante», il metrò aspetta fino al 1998 quando Chisso appalta la prima linea. Furlan da Cremonese ottiene sia il monopolio della progettazione che quello della realizzazione e alcune delle opere vengono collaudate da Cuccioletta e Balducci, nel mirino della procura di Venezia per il Mose. Chisso e Galan hanno un obiettivo: rompere il monopolio Net e mettere a gara Ue gli appalti. Scoppia la guerra, il contenzioso finisce in tribunale, nel dicembre 2012 si attiva l'arbitrato e il 27 maggio 2014 la Net Engineering la spunta: la giunta Zaia deve pagare 30 milioni. La palla passa alla politica. E' il vicegovernatore Marino Zorzato a invocare oggi la commissione d'inchiesta, mentre l'assessore Roberto Ciambetti non molla la presa: spiega che i 40 milioni sono già stati accantonati in bilancio, «ma la giunta ricorrerà in Cassazione per fare chiarezza sui conti e sull'incongruità di alcuni appalti. Si tratta di un'eredità degli anni Novanta». Sarcastico Piero Ruzzante, relatore di minoranza sull'assestamento di bilancio. «Questa è una manovra di pignoramento, i due terzi delle somme se ne vanno per pagare le multe del Sfmr: è come gettare 40 milioni fuori dalla finestra». Aggiunge Bruno Pigozzo: «Il dossier di Pendolaria, reso pubblico proprio oggi, spiega che gran parte dei 700 milioni del Sfmr se n'è andata per i parcheggi e i sottopassi mentre la rete ferroviaria è rimasta la stessa e l'avvio dell'orario cadenzato ha dimostrato tutti i limiti. Sono ben 9000 gli utenti in Veneto che da dicembre 2013 si sono visti senza più treni tra le 22 e le 6 del mattino (5000 tra le provincie di Venezia, Treviso e Padova). Di domenica arrivare in stazione Santa Lucia a Venezia non è possibile prima delle 7.18». Altro che metrò.