Fabris: «La priorità è finire i lavori»

di Roberta De Rossi wVENEZIA Da dove iniziare a raccontare l'ennesima inchiesta giudiziaria tra affari (molti) e ambiente (poco)? Dall'accusa di essersi inventati un inquinamento inesistente per finanziare l'inutile bonifica con soldi pubblici finiti nelle tasche di imprese "amiche", come nel caso del fantomatico inquinamento da mercurio della laguna di Marano e Grado? Oppure dall'essere riusciti a trasformare in un affare sporco - dove a guadagnarci sono sempre gli "amici" - un'idea pulita come quella di far pagare alle aziende di Porto Marghera la bonifica delle aree inquinate? È l'ultima frontiera dello scandalo giudiziario-ambientale arriva dalla procura di Roma, su segnalazione della procura di Udine, convinta di aver scoperto un'associazione per delinquere finalizzata a una truffa gigantesca ai danni dello Stato, tentata concussione e corruzione, abuso d'ufficio: un'indagine che dai vertici del ministero dell'Ambiente arriva fino a Venezia, coinvolgendo come "genius" il direttore generale del ministero dell'Ambiente Gianfranco Mascazzini e - tra i 26 indagati - anche i soliti noti: Giovanni Mazzacurati come ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e Thetis, all'ad di Thetis Maria Teresa Brotto (arrestata nell'inchiesta Mose e tra i 19 patteggiamenti), arrivando a indagati eccellenti e insospettabili come l'avvocato di Stato Giampaolo Schiesaro (parte civile per lo stato in processi celebri come quello contro l'Enichem). Va ricordato: si è ancora nella fase delle indagini e degli avvisi di garanzia. Porto Marghera. In ballo, un affare da un miliardo di euro, 573 dei quali provenienti dai privati, che gira attorno al meccanismo delle "transazioni ambientali", coordinato dallo stesso Mascazzini: il ministero fissa una cifra dovuta dalle industrie per finanziare il piano di bonifica. Chi paga la bonifica, poi può rivendersi le aree e valorizzarle. Tutto lecito? Non per il pm romano Alberto Galanti, perché chi non paga subisce la minaccia di verifiche, sanzioni, blocco di qualsiasi progetto. Il che avrebbe quasi un senso - ai fini ambientali - non fosse che il quadro accusatorio è diverso: «A gestire il tutto», scrive la Procura,«il direttore generale del ministero dell'ambiente Mascazzini, che appare utilizzare il potere che gli deriva dal suo ruolo per pilotare i cospicui finanziamenti del ministero, verso la società Sogesid, l'Icram attuale Ispra, il Consorzio Venezia Nuova, lo studio Altieri (con indagati Alberto e Everardo Altieri, ndr) e Thetis». E ancora: «Le transazioni ambientali sono lo strumento per raccogliere fondi dalle imprese che intendano costruire sulle aree: sconcerta il modo in cui si spinge le aziende a transare, con le ispezioni ministeriale che paiono s lo strumento di pressione». E come strumento di pressione la Procura individua l'avvocato Schiesaro, il cui vantaggio - secondo l'accusa - sarebbe nello 0,3% di parcella sull'ammontare delle transazioni incassate dal ministero, per 408 mila euro in quattro anni. Le laguna "inquinata". La seconda accusa mossa dalla procura romana a Mascazzini e una serie di funzionari e imprenditori, è di essersi sostanzialmente "inventati" l'inquinamento da mercurio della laguna di Marano e Grado - «confondendo i concetti di mercurio neurotossico con quello di solfuro di mercurio, innocuo e presente da centinaia di anni in buona parte dell'Adriatico», con relativi finanziamenti per centinaia di milioni in opere di bonifica e di contenimento, come quelle affidate a Thetis e Studio Altieri per smaltire i fanghi all'isola delle Tresse e a Venezia, pagandone il trattamento come fanghi classificati C quando invece erano sostanzialmente puliti (110 euro in più per ognuno dei 35 mila metri cubi). Punto debole? Mancano le mazzette. Mascazzini si sarebbe dannato per dirottare i fondi in cambio «dell'assunzione di personale segnalato da onorevoli, assessori o ministri di turno, di incarichi di progettazione da destinare ai soliti "amici" (...) in assenza delle quali i fondi vengono bloccati o assegnati ad altri».