Chiarotto: «Redi o Zanda spero sarà uno che sa»

PADOVA Romeo Chiarotto, proprietario della Mantovani, apprende del commissariamento del Consorzio Venezia Nuova dalle agenzie di stampa, poco dopo pranzo. Cosa pensa? «Cosa vuole che dica? Non è una bella cosa. Ma vediamo che tipo di commissariamento sarà». In che senso? «Nel senso che il governo ha deciso di procedere lungo questa direzione. Ma se il commissario sarà una persona che conosce l'infrastruttura, allora sarà possibile proseguire nei tempi previsti e concludere l'opera nel 2016. Diversamente sarà più difficile». Lei cosa auspica? «Spero che venga nominata una persona che conosce l'opera. Che so, se fosse l'attuale direttore Redi, oppure una persona che in passato ha ricoperto la presidenza, tipo Zanda, potrebbe essere una soluzione; oppure uno del Magistrato delle Acque, naturalmente non coinvolto dalle disavventure giudiziarie» Non le piace il presidente Fabris? «Anche Fabris, certamente. Ma chi è più operativo è il direttore Redi». E se il governo decide di nominare un commissario romano? «Ripeto, se viene qualcuno che conosce l'opera va benissimo. Se sarà persona diversa si allungheranno i tempi, per forza». Pensate di ricorrere? «Veramente non so nemmeno se sia possibile: ora vedremo, il presidente riunirà il consiglio di amministrazione e vedremo». Ma il governo vuole concludere il Mose? «Io credo che la volontà sia quella di concludere l'infrastruttura nei tempi previsti: ci sono dei soldi anche nella Legge di stabilità. Sarebbe un delitto ora che siamo quasi alla fine interrompere i lavori». Lei è il principale azionista del consorzio e... «Tutte balle: dicono che sono l'azionista di riferimento, in verità Mantovani ha meno del 30% delle quote. Mazzi, per dire, ne ha di più. Poi c'è Condotte con il 20% circa e le cooperative». ...quali sono i rapporti con le altre imprese: dicono stiano volando parole grosse tra i voi. E' vero? «Ma no, credo sia normale tra imprenditori che ognuno cerchi di tirare acqua alla propria impresa. E' una normale dialettica. Poi c'è qualcuno che critica il passato più di altri, ma se c'è uno statuto si applica quello e basta». Daniele Ferrazza