Venezia71 apre le sue porte Che lo spettacolo cominci

di Manuela Pivato Se guerra dev'essere guerra sia, da Maciste Alpino di un secolo fa ai droni di oggi in picchiata sui talebani e via via, nella matrioska dei conflitti epocali e personali, fino alle barricate dei dipendenti comunali contro i tagli agli stipendi che la sera dell'inaugurazione - presente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - daranno un assaggio di quale pasta sarà fatta la prossima Mostra del cinema. Tutti contro tutti, dal 27 agosto al 6 settembre, in Indonesia, nelle Filippine, in Azerbaijan, tra atrocità torture e massacri, e persino sul primo, sicuramente meno cruento ma a suo modo tumultuoso, red carpet dove, insieme al cast di "Birdman" - Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Amy Ryan - sfilerà il solingo commissario Vittorio Zappalorto, unico rappresentante dell'amministrazione comunale, al quale i lavoratori di Ca' Farsetti promettono di dare battaglia. Figlia dei venti bellicosi e della crisi, orfana di pellicole leggere, sostenuta da pochi divi e liberata (quasi) dal sesso, con 55 film provenienti da 40 Paesi e scelti tra oltre 3 mila titoli, Venezia71 chiederà un sovrappiù di riflessione, uno scatto di reni verso l'ignoto, uno scartabellare tra i titoli di testa per scoprire, ad esempio, che in "99 Homes" c'è un Andrew Garfield, futuro Spider Man, che potrebbe prendere il posto che fu di Daniel Radcliffe nel delirio delle dodicenni. E che ci sarà quella sventola di Vittoria Schisano nel film "La vita oscena" di Renato De Maria (Orizzonti) che fino a due anni fa si chiamava Giuseppe e aveva la barba; se non è guerra questa. Venezia71, che non voluto l'ultimo film di Pupi Avati - per dolente ammissione dello stesso regista - e così facendo ha perso la possibilità di avere Sharon Stone, sembra rivolta all'impegno a oltranza, allo scavare nella storia (anche di Pasolini, con Abel Ferrara) e a sgranare i suoi divi con noncuranza, un Al Pacino, una Catherine Deneuve, una Charlotte Gainsburg, un Viggo Mortensen, un Willem Dafoe e un James Franco trino: regista, attore e factotum di "The sound and the fury", al quale sarà consegnato il Premio Jaeger-Le Coultre nel corso di uno degli eventi mondani del festival. I mondani più combattivi li hanno già messi in fila: lo stand up late dinner di Beatrice Bulgari alla Pagoda per il film "The Lack" di Masbedo con arancini di riso, granite, pasta fatta sul momento e regia di Matteo Corvino il 31; il cocktail di Vanity Fair e Chopard all'hotel Cipriani per l'inaugurazione della mostra "Backstage a Cinecittà" lo stesso giorno; il party di Marie Claire a Palazzo Rocca Visconti con premiazione delle giovani attrici italiane il 4 settembre; il gala di Grazia all'Exclesior per "Nymphomaniac" (l'1) e ancora, il drink all'Espace Vuitton per la presentazione del libro "Venezia" di Toto Bergamo Rossi con il regista James Ivory che ha scritto l'introduzione del volume. L'hotel Danieli, invece, giocherà d'anticipo con "The Grand Hotel Venice" dedicando la festa del 26 agosto al presidente della Giuria, il compositore francese Alexandre Desplat e alla sua musica di "Grand Budapest Hotel". Salta a sorpresa, e il popolo del festival si strapperà i capelli, il festone di Ciak ai bordi della piscina dell'Excelsior che quest'anno sarà destinata solo ai clienti e non più agli sponsor. Il mensile di cinema diretto da Piera Detassis insieme a Cruciani si lancerà invece a sostegno dell'Associazione della comunità marocchina in Italia delle donne impegnate nella loro guerra contro la violenza. Registi e star tutti con il braccialetto in macramè bianco e rosso così come l'anno scorso fu un schiumare di bolle di sapone sul red carpet. Prevedibile, dunque, la lotta all'ultimo sangue per entrare in possesso di un invito a PalazzinaG che, grazie a Moet & Chandon, Chopard e Cotril, ospiterà i dinner party con i divi più attesi: Al Pacino (il 30), Gabriele Salvatores (il 31), a Milla Iovovich (il 3 settembre), Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea (il 4), James Franco - ancora lui - in chiusura di festival. Del resto, a guardarla con maggior attenzione dalla prospettiva della spiaggia, la Mostra del cinema era pronta alla battaglia da tempo, come suggerivano i triangoli rossi che anche quest'anno decoreranno il Palazzo del cinema. Non coppe di reggiseno, né petali di rosa ma una levata di scudi. Finché c'è guerra, evidentemente, c'è speranza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA