Due ex basi militari pronte per le tendopoli

di Giovanni Monforte «Mi è stato riferito che allo stato attuale non è stato ancora deciso nulla, è stata fatta solo una ricognizione delle strutture già nella disponibilità dello Stato. Si sta lavorando per ipotesi e adesso sarà fatta anche una verifica della disponibilità di strutture dei Comuni». Dopo una giornata al telefono, ieri il sindaco di Meolo, Loretta Aliprandi, è riuscita a parlare prima con un funzionario della prefettura e in serata con lo stesso prefetto Cuttaia, ricevendo una parziale rassicurazione. Sarebbe solo un'ipotesi la possibilità di allestire delle tendopoli nelle ex basi militari di Meolo e Ceggia così da ospitare i profughi. Ieri la notizia aveva suscitato molto allarme. Ma in realtà nel corso del vertice dell'altro ieri si sarebbe solo provveduto a fare una ricognizione delle strutture già nella disponibilità dello Stato non per affrontare un'emergenza immediata, ma rispetto ai possibili scenari di una programmazione a lungo termine. Solo un'ipotesi, dunque, a cui adesso dovrebbero seguire innazitutto delle ricognizioni per verificare lo stato dei siti. «Per come è messa la nostra ex base, nell'immediato è impensabile che possano valutare di usarla», conclude Aliprandi, «ma in ogni caso non siamo completamente tranquilli, bisogna capire che cosa pensano di fare in prospettiva. Non vogliamo che sia una decisione che ci cada addosso, ma pensiamo che debba coinvolgere tutta una serie di enti. Sentiremo la Regione e la Provincia per discutere insieme e fare della valutazioni che non implichino un rischio per il nostro territorio». L'opposizione preannuncia barricate. «Chiediamo che la questione, prima che crei tensioni, venga affrontata d'urgenza nel Consiglio comunale del 31 luglio, per prendere una posizione decisa di rifiuto di questa soluzione e per trovarne diverse», dicono i consiglieri Basso, Vio e Benetton, «nei casi precedenti in cui ci fu un'emergenza profughi, come nel 2011, l'ex sindaco Basso si oppose sempre energicamente evitando l'arrivo. Ora siamo a rischio che questo accada per la leggerezza di Aliprandi». Luca Brescaccin (Prima il Veneto) si domanda: «Aiuto ai profughi, e ai nostri indigenti?». Il sindaco di Ceggia, Mirko Marin, ha inviato una lettera al prefetto e al governatore Zaia, per esprimere le sue perplessità sul metodo adottato e chiedere un incontro urgente. «Non ritengo giusto venire a sapere di una questione così rilevante dai giornali. Mi aspetto di essere convocato a breve dal prefetto per sapere cosa sta succedendo», spiega Marin, «non ce l'ho col prefetto Cuttaia, perché capisco che sta gestendo anche lui una situazione che gli è stata imposta. Ma certo mi aspetto quanto meno la convocazione di un tavolo per capire perché sono state fatte certe scelte e come impatteranno su Ceggia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA