«Ma sono strutture disastrate»

«Non ne sapevamo nulla». Nel Veneto Orientale le ex basi militari di Ceggia e Meolo potrebbero diventare i cosiddetti «hub» per l'accoglienza dei profughi. Ma ieri sera i due sindaci, Mirko Marin di Ceggia e Loretta Aliprandi di Meolo, non avevano ancora ricevuto alcuna comunicazione. Hanno appreso la notizia solo indirettamente dal comunicato del governatore Zaia. Stamattina Marin e Aliprandi contatteranno la prefettura per capire i termini della vicenda. Nel frattempo entrambi i sindaci si dichiarano molto sorpresi perché le due ex basi versano in condizioni disastrose. A Ceggia le strutture dismesse sono due. Difficile che si possa trattare della base di lancio, dove c'erano per lo più hangar. Più probabile che l'attenzione possa essere caduta sull'ex base di comando e logistica. «Ma le strutture sono prive di porte e finestre, sono stati saccheggiati i termosifoni e spaccati i pavimenti. Sono più che altro quattro muri e un tetto e non una struttura dove si possano alloggiare delle persone. Mi viene da pensare che probabilmente non siano ben consapevoli di quello che c'è», commenta il sindaco Mirko Marin, «nel territorio ci sono delle realtà militari che sono state dismesse dopo quelle di Ceggia e sono in condizioni migliori. Sentirò la prefettura per capire le motivazioni: o hanno scelto il sito guardando il fatto che sulla carta c'è scritto caserma oppure, se sono coscienti dello stato dell'arte, significa che dovranno essere fatti degli investimenti per il recupero del sito, anche nel caso di allestimento di tendopoli». Analoga situazione a Meolo, dove l'ex base di Marteggia peraltro sorge su un terreno a forte rischio idraulico. «Premesso che quest'area non appartiene ancora al Comune ma al demanio, penso sia assolutamente impossibile che possa essere usata per l'insalubrità del posto», spiega il sindaco Loretta Aliprandi, «è una zona completamente abbandonata, non ci sono le strutture per ospitare le persone. È un'area a rischio idraulico altissimo: se viene una pioggia un po' più forte, va subito sott'acqua. Ed essendo una base dismessa necessita oltretutto di un importante intervento di bonifica: non si sa cosa ci sia sotto terra, ci sono dei serbatoi che sappiamo aver contenuto carburante, non si sa che materiali siano stati stoccati. Mi sembra una soluzione impossibile da praticare». Giovanni Monforte