Pd veneto con Renzi «Fuori a pedate chi ha preso i soldi»

La vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani (nella foto) ha incontrato ieri a Palmanova il vicesindaco di Venezia, Sandro Simionato, il segretario cittadino, Emanuele Rosteghin, quello provinciale Marco Stradiotto e il segretario regionale Roger De Menech. Nel corso dell'incontro è stato fatto il punto sulla situazione che si è venuta a creare a seguito dell'inchiesta sul sistema corruttivo connesso alla realizzazione del Mose. Per Simionato è doveroso rilevare «che ilComune di Venezia, in quanto tale, non è toccato dall'inchiesta e rimane quindi al di fuori dagli scandali. «Il Pd a tutti i livelli», afferma Serracchiani, «è amareggiato ma determinato a trovare una soluzione limpida al nodo che si è creato con l'arresto di Orsoni. L'incontro ha anche lo scopo di dimostrare la nostra volontà di affrontare la questione». PADOVA Non era ancora nato Matteo Renzi, nel 1973, quando Fabrizio De André, nella sua "Canzone del maggio", proponeva una sorta di mantra: «Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti». Un concetto che sembra riecheggiare nelle dichiarazioni rilasciate ieri dal premier-segretario: «Guai a chi dice "ma non è iscritto". Il problema riguarda tutte le parti politiche e anche il Pd e il centrosinistra». Per la senatrice Rosanna Filippin «la disputa tra chi è più o meno iscritto, tra chi è più o meno vecchio, tra chi è più o meno vecchio, m'interessa meno di zero. Il punto è uno solo, il Pd non ammette nessun comportamento illecito. Non esistono doppie morali. Certo, un sistema che ha dominato il Veneto negli ultimi 15 anni, chiedendo tangenti e mazzette su ogni opera, non è certo uguale a un finanziamento illecito. Ma se qualcuno del Pd sarà condannato si merita comunque di essere buttato fuori: non solo dal partito, ma da qualsiasi carica pubblica». Laura Puppato, senatrice, si dichiara completamente d'accordo con Renzi. «Se vogliamo cambiare il Paese non si possono fare sconti. Il sistema di potere che ha gestito per 20 anni il Veneto ha coinvolto anche una parte della realtà politica che è stata traghettata nel Pd. Non c'è nessun margine di dubbio: fuori i ladri. Fuori chi ha usato il ruolo istituzionale per i propri interessi istituzionali». L'onorevole Roger De Menech, segretario regionale del Pd, sottolinea che la puntualizzazione diffusa nei giorni scorsi («Orsoni non è mai stato iscritto al partito, Marchese era fuori da due anni») si proponeva di tutelare il nuovo quadro dirigente del partito. Non è un modo per scaricare le responsabilità, ma per ripristinare la verità dei fatti. La situazione che si è venuta a creare fa male a tutti: i più arrabbiati siamo proprio noi del Pd. Chi ha sbagliato dev'essere escluso da incarichi pubblici. Ma sono i tanti i giovani che vanno a testa alta, orgogliosi del loro impegno politico». Secondo Piero Ruzzante, consigliere regionale del Pd, «c'è un codice etico che va rispettato. Nel trentesimo anniversario dell'ultimo comizio di Enrico Berlinguer a Padova, il nostro faro resta più che mai la questione morale». Alessia Rotta, parlamentare veronese del Pd, insiste: «Non ci possono essere peccati di serie A o di serie B. Il vero tema è quello della fiducia e della credibilità, il nostro è un lavoro di squadra che ci impegna tutti. Non basta essere nuovi, dobbiamo essere moralmente irreprensibili. Non possiamo permettere che venga vanificato da accordi consociativi». Il sindaco di Vicenza Achille Variati fa suo l'intervento di Renzi: «La corruzione non conosce colori politici, chi si fa corrompere va cacciato». Jacopo Molina, consigliere comunale del Pd a Venezia e presidente di Adesso! VeneziaMestre, condivide «le parole di Renzi di prendere a calci chi ruba. A Venezia il Pd alle ultime elezioni ha raggiunto il 46% dei consensi. I veneziani (e gli italiani) vogliono votare un partito di onesti. Pertanto, non faremo sconti a nessuno. I ladri e quanti tengono condotte illecite nell'esercizio di incarichi pubblici, in qualsiasi partito militino, e dunque anche nel Pd, vanno cacciati dai partiti stessi e severamente puniti dalla magistratura». Claudio Baccarin