Le contraddizioni della settimana corta

Il dibattito innescato dalla proposta della Provincia di distribuire l'orario delle scuole superiori su cinque giorni denota la difficoltà del nostro Paese di affrontare un dibattito serio sulla scuola. Non ho personalmente un'opinione precisa a riguardo ma come in moltissime altre situazioni tenderei a osservare ciò che fanno gli altri. In Europa la settimana scolastica "corta" è quasi la prassi; anche nella nostra città abbiamo alcuni istituti che già la attuano; nella formazione professionale è la regola. Anziché assumere posizioni pregiudizialmente contrarie, valuterei quali possano essere le opportunità date da questa nuova organizzazione, quali siano le condizioni necessarie perché questa diversa organizzazione possa essere realmente efficace. Condizioni che vanno create con dei cambiamenti, anche nell'approccio e nelle metodologie didattiche. Condizioni che credo possano essere create, perché altrimenti non si spiega come mai la settimana corta sia la regola, dalla scuola dell'infanzia fino all'Università. Sono d'accordo che non possano essere ragioni economiche, scevre da ogni altro ragionamento, a dettare le scelte in un ambito così delicato come quello dell'educazione; è però vero che ciò avviene in ogni altro campo: la sanità, la cultura, l'industria, i trasporti; credo quindi che anche la scuola in qualche modo ne debba tenere conto. Magari si potrebbe chiedere che la metà delle risorse risparmiate vengano investite nell'ammodernamento delle strutture, delle dotazioni e nella formazione degli insegnanti. Sono altresì convinto che una decisione così importante non possa essere demandata a sondaggi fra genitori o ai collegi docenti; penso si debbano costituire dei gruppi, con all'interno persone esperte di educazioni che siano in grado di analizzare tutte le sfaccettature del problema, valutandone opportunità e criticità. * Pd, Terraglio