Renzi contro Grillo: «È uno sciacallo»

di Gabriele Rizzardi wROMA «La campagna elettorale sta diventando un derby tra la rabbia e la speranza». Matteo Renzi usa ancora una volta il linguaggio calcistico per lanciare il rush finale della campagna elettorale che sarà giocato soprattutto nelle piazze. L'avversario da battere questa volta non è Berlusconi ma Beppe Grillo. Il premier lo dice all'assemblea del Pd, dove sottolinea che la sfida è tra chi scommette sul fallimento dell'Italia e chi pensa che l'Italia ce la può fare. «Noi eravamo abituati ad avere nello zoo della politica i falchi e le colombe, ora abbiamo i gufi e gli sciacalli, che sfruttano ogni occasione per sottolineare che lo Stato non c'è. A Piombino Grillo è andato a fare lo sciacallo ma non si mettono i lavoratori contro i sindacati in una fabbrica in crisi». La sfida al M5S è lanciata e il segretario del Pd gioca sulla contrapposizione con il M5S, che diventa l'avversario numero uno. «Loro sono l'urlo, noi il discorso. Loro l'insulto, noi il dialogo. Loro lo sfascio, noi la proposta. Loro sono contro l'Italia, noi per l'Italia in modo che possa guidare l'Europa». Poi, dopo aver lanciato il guanto di sfida, Renzi dà la carica ai suoi è spiega che a 20 giorni dal passaggio elettorale il Pd deve avere la forza e la voglia di scegliere il luogo dove vincere le elezioni. «E per noi questo luogo è la piazza. Non ci deve essere nessuna timidezza nel Pd nel gestire questa partita». L'invito che parte dalla direzione Pd è di mettersi in gioco senza timore. «Se ciascuno di noi si impegna in prima persona, la sfida è più semplice per tutti. Non abbiamo paura, non siamo timidi. Dobbiamo andare all'attacco sull'Europa perché noi siamo in grado di cambiarla e rimettere in moto l'economia» mette in chiaro il premier, che chiuderà la campagna elettorale tra Bari e Firenze e chiede a tutti uno «sforzo» perché il 17 e il 18 maggio ci sia una «straordinaria mobilitazione del Pd con 10 mila banchetti nei Comuni». Quel che è certo è che Renzi non vuole che il 25 maggio non diventi un referendum sul governo («Non è un sondaggio sui ministri») e, soprattutto, vuole evitare che la campagna elettorale si concentri sui famosi 80 euro. «Per noi questo è solo un antipasto. È l'inizio del cambiamento» sottolinea Renzi, che invita tutti a non commettere l'errore di dare per scontata la vittoria. «Non dobbiamo guardare i sondaggi perché porta sfiga...». Poi, nel pomeriggio, il premier partecipa al seminario del Pd sulle riforme e, davanti a una platea di costituzionalisti e politici, dà un piccolo dispiacere a Berlusconi spiegando che di presidenzialismo si parlerà in un secondo momento, e rilancia la riforma del Senato: «Dobbiamo avere il coraggio di dire con grande franchezza che il modello istituzionale e costituzionale che l'Italia propone ha bisogno di modifiche. Sostenere questo non è né autoritarismo né esercizio violento della cosa pubblica». Il ministro Boschi assicura che l'accordo è vicino ma la trattativa con Forza Italia, che insiste sulla necessità di adottare come testo base un articolato diverso da quello messo a punto a Palazzo Chigi, è sempre più serrata. Oggi al Senato dovrebbe essere votato un ordine del giorno vincolante che raccolga tutte le indicazioni date nel dibattito parlamentare e Forza Italia attende dalla relatrice del Pd, Anna Finocchiaro, il testo. L'ordine del giorno, da affiancare come preambolo al testo base, conterrà tutti i punti sui quali l'accordo sembra in dirittura d'arrivo. Renato Brunetta vorrebbe inserire anche il presidenzialismo ma Gianni Cuperlo lo gela: «E un'idea di Berlusconi ed è sconveniente parlarne...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA