Napolitano: le società rompano con gli ultrà

di Maria Berlinguer wROMA «Non bisogna trattare con i facinorosi, e questo deve essere vero anche per le società e per i loro presidenti che devono rompere con i facinorosi e con gli ambienti talvolta vicini alla criminalità». A due giorni dalla giornata di follia urbana prima della finale di Coppa Italia, Giorgio Napolitano commenta le violenze e mette il dito nella piaga, chiamando in causa anche le società di calcio, da anni accusate di coprire in qualche modo gli ultrà. E altrettanto duro è Matteo Renzi. «Interverremo in modo serio, non lasceremo il calcio a quelle persone, non lo lasceremo ai vari Genny 'a carogna, lo ridaremo alle famiglie», assicura il premier, confermando che il governo sta valutando l'inasprimento del Daspo, «anche a vita». Mentre il Viminale lavora sulle misure restrittive per prevenire le violenze, Napolitano dice di apprezzare i «forti propositi» manifestatati da Renzi e da Alfano per bloccare le violenze. Ma usa parole molto dure, in una giornata ancora segnata dalle polemiche sui fatti di Roma e sulla presunta trattativa con la curva dei tifosi. Per il capo dello Stato è necessario che i club rompano ogni legame «con aggregati che vengono chiamati tifoserie e che esprimono persino dei loro presunti capi che si collocano nel mondo della criminalità e dell'illegalità». C'è stato «perfino qualcuno che ha avuto il coraggio di invocare la libertà per chi ha ucciso Raciti! Sono vicino alla vedova Raciti come tutti gli italiani onesti», avverte Napolitano. Le conclusioni del capo dello Stato sono amare, quello che è accaduto fuori dell'Olimpico per lui «è il segno di una crisi morale e di valori» che si registra in Italia. Il Viminale sta lavorando a misure per inasprire le normativa sulla violenza negli stadi. Il provvedimento, non si sa ancora se sarà un decreto legge o un disegno di legge, potrebbe approdare la prossima settimana in Consiglio dei ministri. Il Daspo, il provvedimento che impedisce ai violenti di entrare negli stadi, verrebbe raddoppiato ai recidivi con un allargamento dei reati per i quali può essere adottato. Le misure contenute nel nuovo testo normativo si aggiungeranno a quello elaborate da una task force composta da esperti del Viminale e del mondo del calcio. La sperimentazione potrebbe cominciare con il nuovo campionato. Si sta lavorando a una riorganizzazione degli stadi, con la creazione di settori più piccoli per consentire una migliore identificazione dei tifosi, all'istituzione del Supporter Liaison Officer, vale a dire un rappresentante dei tifosi demandato ai rapporti con i club e a una maggiore formazione degli steward che dovranno seguire le squadre anche in trasferta. Allo studio anche la possibilità di sospensione e revoca delle tessere del tifoso a chi si rende responsabile di violenze o episodi di razzismo. Al pacchetto di misure sta lavorando anche il ministero della Giustizia. «C' è un ragionamento che va fatto all'esito di alcune inchieste della magistratura e che investe il rapporto tra misure interdittive e misure penali», ammette il ministro Andrea Orlando. Matteo Renzi intanto torna nel mirino di Beppe Grillo. Il leader del M5S però torna alla carica e sul suo blog posta un fotomontaggio del capo degli ultrà napoletano, Genny 'a carogna con la faccia del premier. Sulla maglietta nera di Renzie-Genny la scritta non è "Speziale libero", ma "Berlusconi libero". E' infatti ancora la presunta trattativa con la curva del Napoli prima del fischio d'inizio a tenere banco. «Lo Stato c'è, è forte e non fa trattative con le curve», ribadisce però il ministro dell'Interno, Alfano. Ma la polemica investe anche il mondo dello sport. Contro la violenza negli stadi «non si è fatto nulla o si è fatto male» denuncia il presidente del Coni, Giovanni Malagò. «Dal primo giorno della mia presidenza ho denunciato che ci sono cose che nel calcio non funzionano», aggiunge. ©RIPRODUZIONE RISERVATA