Bossi: «Torno per l'indipendenza dimenticata da Tosi»

di Gianni Biasetto wDUE CARRARE (Padova) Umberto Bossi acclamato al grido di «Padania libera» da più di 200 fedelissimi, ieri sera al ristorante Le Querce di Due Carrare. Alle 21, quando il Senatùr entra in sala il popolo leghista ha già consumato il primo. Il clima è caldo, ci sono i consiglieri regionali Bozza, Cenci, Furlanetto, il vicepresidente della provincia di Padova Marcato e alcuni sindaci di comuni veneti con in testa Montagnoli, primo cittadino di Opeano. «Sono qui perché diversamente la Lega rischiava di morire, non potevamo permetterlo», esordisce Bossi. La sala s'infiamma, la pasionaria Paola Goisis che ha organizzato l'evento aizza il suo popolo con il «Padania libera» che rimbomba frequente tra le arcate del locale. Bossi sembra sorpreso da tanto calore. Per rovinargli la cena basta chiedergli se Tosi ha la caratura per guidare il Partito. «Tosi non è un leghista, sta facendo la nuova Dc» risponde il Senatur «La Lega è questa di stasera, quella che lavora a stretto contatto col territorio, che capisce i problemi della gente, che vuole la libertà della Padania». A chi gli chiede se il Governo Letta deve andare avanti risponde: «Anche se non è il governo che ci piace, a nessuno oggi fanno comodo le elezioni, è giusto che continui per il bene del Paese». In sala qualcuno lo mette in guardia dagli infiltrati. «Capo, qui dentro c'è gente della lista bianca ma qualcuno anche di quella nera», fa notare un militante. Il Senatur sorride. Su Tosi e sul suo modello di partito dice la sua anche il consigliere regionale Santino Bozza che è di queste parti: «Il modello Verona li porterà tutti al Due Palazzi (il carcere padovano)» azzarda Bozza «Avete visto che clima, che bella gente c'è in sala. Questo è il vero popolo leghista. Per il resto basta aspettare il congresso allora si capirà quelli che sono con il Capo e quelli invece che fanno parte della lista nera». Santino Bozza e Paola Goisis sono tra coloro che sono stati espulsi dal cambiamento di rotta imposto al movimento anche da Flavio Tosi. E questo fa capire perché ci sia tanta acredine nei confronti del sindaco di Verona. Chi sperava che dal raduno di ieri sera nella campagna padovana con il presidente della Lega Nord uscissero delle aperture in vista del congresso di metà dicembre è rimasto deluso. I «duri e puri» amano ancora Bossi e con lui alla guida vogliono andare avanti.