Gli telefona la banca E lui si spara alla testa

MARENO DI PIAVE Stretto in una morsa: da una parte altre imprese non lo pagavano, dall'altra doveva rientrare dai prestiti. Poco dopo la telefonata di una banca si è sparato in testa. Ieri mattina Stefano Da Fies, 61 anni, ha compiuto il gesto estremo nella sua villetta di via San Felice 9 a Soffratta. «Scrivete che è l'ennesimo suicidio della crisi, gli onesti muoiono, gli altri rimangono a rubare» ha detto sconvolta la moglie Antonietta. È stata proprio lei a fare l'agghiacciante scoperta e trovare il marito agonizzante. Nella legnaia accanto all'abitazione Da Fies, impresario edile molto conosciuto in paese, si era sparato alla tempia. Nel furgoncino che usava per il suo lavoro due lunghe pagine scritte ai familiari, in cui si scusava con la moglie ed i figli Sandra e Michele, e spiegava i motivi della sua drammatica decisione. Aveva dei creditori che non lo pagavano, ma gli istituti di credito avevano chiuso i rubinetti e aveva mutui da coprire. Si parla di somme superiori ai 100 mila euro. Verso le 11.30 l'impresario è salito nel piccolo capanno di legno a fianco della casa. In via San Felice ha sede anche la sua ditta. In mattinava aveva ricevuto una telefonata da un istituto di credito. Si è seduto e ha preso la pistola, una Luger calibro 9 di fabbricazione tedesca risalente alla seconda guerra mondiale. Un'arma mai dichiarata e detenuta non regolarmente, con ogni probabilità un residuato bellico. Non è riuscito ad appoggiare l'arma alla testa, il colpo è partito mentre la canna si trovava a diversi centimetri. Questo è risultato dai rilievi degli esperti del reparto rilevazioni scientifiche dei carabinieri. La tensione era massima, forse ha avuto un ripensamento mentre stava premendo il grilletto. Poi un unico colpo. Lo sparo è stato sentito dalla moglie che si trovava in casa. La donna è subito accorsa al capanno per capire cosa era successo. «Stefano cosa hai fatto» ha urlato, quando è salita sopra la legnaia. Ha preso la pistola e in preda allo shock l'ha lanciata via, chiamando aiuto. Quando i medici del 118 sono arrivati non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del 61enne. Nel suo furgoncino bianco, parcheggiato davanti al garage di casa, sono state ritrovate le due pagine scritte alla sua famiglia. È la sua ultima testimonianza, in cui racconta il travaglio nell'ultimo periodo lavorativo. Alcune aziende non l'avevano pagato e si trovava così in difficoltà con le banche. Agli amici non avrebbe mai confidato di avere problemi economici e neppure risulta avere mai chiesto aiuto in Comune. Diego Bortolotto