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di Filippo Tosatto wVENEZIA «L'alluvione di questi giorni è una calamità che ci mette in ginocchio, un'altra catastrofe dopo quella del 2010. Chiedo l'aiuto del Governo, credo che il Veneto ne abbia diritto, lasciando diciotto miliardi di tasse l'anno a Roma: se avessimo la disponibilità di questi soldi ce la faremmo da soli, ma oggi abbiamo le casse vuote». Il governatore Luca Zaia annuncia così la dichiarazione dello stato d'emergenza e di calamità naturale («La firmerò a giorni, appena avremo l'elenco completo dei territori colpiti») accompagnata da una lettera «disperata» al premier Enrico Letta, ai parlamentari veneti, alle categorie economiche e sociali. In mattinata, la giunta riunita d'urgenza a Palazzo Balbi ha stanziato un milione per i primi interventi indifferibili («Una goccia nel mare in tempesta»). Ci vorrà ben altro. È uno scenario desolante. «Un morto e un ferito, disintegrate le spiagge, l'agricoltura in ginocchio, trenta metri d'argine scomparsi, 150 persone sfollate e stiamo ancora monitorando le frane»: Zaia stila un bilancio provvisorio e addita l'eccezionalità della situazione. «Nel Padovano alla piena del Bacchiglione fa riscontro il Brenta a sua volta in piena e incapace di riceverne parte delle acque. La provincia più colpita questa volta è stata Verona, con l'esondazione a San Bonifacio, ma anche Vicenza ha subìto danni pesanti: nella notte abbiamo dovuto abbattere un argine e allagare i campi per proteggere un centro abitato». Una stima provvisoria dei danni? «Sicuramente oltre il mezzo miliardo, poi ci sono le ricadute: da Jesolo a Caorle il turismo rischia un colpo pesantissimo, le mareggiate hanno divorato gli arenili e dai fiumi stanno arrivando i detriti che la legge assimila ai rifiuti speciali da smaltire. Nelle nostre campagne poi è stata compromessa addirittura la semina». Non un cent in più di tasse. «Non intendo far pagare un centesimo di tasse in più ai veneti per far fronte a questi danni, altrove ci sarebbero stati già piagnistei ma qui abbiamo le palle, non chiediamo favori né elemosine ma soltanto la parziale restituzione di quanto versiamo a Roma». Lo stato reale delle opere. Cosa è stato realizzato, davvero, dal 2010 a oggi? «Gli interventi eseguiti sono stati circa 300, finanziati con 120 milioni, di euro, sono serviti e hanno retto». Non bastano, però. «Per la messa in sicurezza delle zone più critiche occorrono le nuove casse di espansione, ne abbiamo in ballo cinque, saranno operative entro il 2015. Ricordo che il nostro piano a lungo termine di salvaguardia idrogeologica prevede investimenti per 2,7 miliardi, abbiamo ereditamo cinquant'anni di incuria e di cementificazione». I poteri del commissario. Commissario di governo per l'alluvione del 2010, Zaia restituì temporaneamente la delega in polemica con i continui ostacoli burocratici frapposti. Ora è pronto a riassumere l'incarico ma detta condizioni: «Roma-scartoffia non capisce le esigenze operative del territorio. È normale, mi chiedo, che un'opera che salva la vita dei cittadini sia vincolata, oltre che dal patto di stabilità, anche dalla mancanza di procedure d'urgenza, così da allungare di anni l'iter dei lavori? Bene il controllo della Corte dei Conti ma poi basta cavilli e timbri, ci lascino lavorare dotando il commissario di pieni poteri, senza trasformare la vicenda in una serie di avvisi di garanzia». Pieno sostegno da Variati. «Ha ragione e fa bene Zaia a chiedere allo Stato fondi e poteri speciali per gestire con efficacia da subito questa delicata fase», commenta il sindaco democratico di Vicenza Achille Variati «la sicurezza della nostra città è da troppo tempo ostaggio di una burocrazia troppo lenta e di ricorsi legali legittimi, ma che stanno mettendo in secondo piano l'interesse collettivo. Il governatore conti sul mio pieno appoggio». Analogo sostegno arriva da Antonio De Poli (Udc) mentre il Pd, con i parlamentari veneti Andrea Martella e Michele Mognato, assicura che il Governo «farà la sua parte» ma invita Zaia «a non isolarsi» salvo «ricordarsi di Roma solo nei momenti di drammatica emergenza».