Il colpo di genio di Memmo urbanista

di Nicolò Menniti-Ippolito Nel 1786 venne stampato a Roma un opuscolo di 68 pagine intitolato "Descrizion della general idea, ed in gran parte effettuata dall'eccellentissimo signore Andrea Memmo sul materiale del Prato che denominavasi Della Valle". L'autore, l'abate Vincenzo Radicchio, descriveva il progetto che Memmo aveva concepito per sottrarre Prato della Valle al suo stato di palude saltuariamente occupata da mercati temporanei, per elevarlo a più grande piazza d'Europa. Opera elogiativa, che si sospettò presto scritta in realtà dallo stesso Memmo, ormai ambasciatore a Roma, e non dal misterioso abate di cui non esiste altra citazione. Ma, aldilà dell'autoelogio, l'opera è rilevante perché mostra la capacità urbanistica di Memmo, la chiarezza dei suoi fini, la forza realizzativa. E per questo la Cassa di Risparmio del Veneto ha collaborato con la Marsilio per riportare alle stampe questo opuscolo, ora contenuto in un volume più ampio intitolato "Il bello e l'utile. Prato della Valle nella Padova di Memmo". Al testo settecentesco sono infatti premessi due testi contemporanei, quello del Presidente della Cassa di Risparmio, Giovanni Costa e quello di Guido Zucconi ordinario, a Venezia, di Storia dell'Architettura. Costa, che insegna Strategia d'Impresa a Padova, sottolinea nel suo saggio la capacità di Memmo di saldare l'investimento pubblico con quello privato, di tenere insieme l'aspetto estetico e quello commerciale, la visione lungimirante, insomma, di un politico con grande capacità tecnica, che attraverso l'investimento urbanistico si prefigge obiettivi anche di rilancio economico. Perché realmente - come dimostra anche Zucconi - Prato della Valle è un grande modello urbanistico, perché crea nella città uno spazio nuovo, polifunzionale –si direbbe oggi- con intenti economici e sociali, capace di riequilibrare gli assi della città, eccessivamente rivolti verso Venezia. Illuminista, esperto di arti e di architettura, Memmo non è un improvvisatore, concepisce Prato della Valle in piena consapevolezza tecnica e con grande lucidità di amministratore che ha a cuore la città. Poi, certo, si gode anche la fama che da questa opera deriva, ma questo appartiene alla debolezza del politico.