Il monito di Draghi «Dietro i guai di Mps condotte criminali»

ROMA Non c'è alcuna traccia di Silvano Trevisan, l'ingegnere di 69 anni originario di Santo Stino di Livenza (Venezia) rapito in Nigeria nella notte tra sabato e domenica insieme ad altri sei stranieri, ma i fondamentalisti islamici di Ansaru hanno rivendicato l'operazione mentre il presidente Goodluck Jonathan ha promesso «impegno totale nella lotta contro qualunque forma di terrorismo». La società di costruzioni e ingegneria civile presa di mira a Jama, la libanese Setraco, già l'altra sera ha però fatto partire dal compound tutti i dipendenti non del posto. Dodici veicoli con a bordo un numero imprecisato di persone hanno lasciato il sito. «Non possiamo continuare a lavorare lì mentre la vita dei nostri colleghi è in pericolo» ha detto un portavoce della Setraco all'agenzia Afp. di Natalia Andreani wROMA La situazione difficile in cui si trova la banca Monte Paschi di Siena, «non è tanto legata a questioni di gestione, quanto piuttosto a condotte criminali». Così il presidente della Bce, Mario Draghi, nell'intervento tenuto ieri davanti all'Europarlamento. Interpellato sullo stato di salute del sistema bancario italiano, Draghi ha però parlato di Mps come di «un caso isolato». Le banche italiane, ha spiegato il numero uno della Banca centrale europea, stanno ora avvertendo il protrarsi della recessione. «Stiamo assistendo agli effetti di una recessione prolungata. E il sistema mostra un po' di fragilità perché iniziano a vedersi gli effetti dei prestiti in sofferenza o di tassi di interesse tenuti bassi per lungo tempo», ha detto. «Ma i maggiori istituti di credito sono ben capitalizzati», ha precisato Draghi ricordando di avere personalmente avviato due ispezioni sul gruppo finito sotto inchiesta giudiziaria per gli "affari" del precedente vertice. «Non dimenticatevi che fui io a mandare gli ispettori», ha ribadito replicando alle domande dell'eurodeputato Claudio Morganti (passato dalle file del Carroccio al gruppo Europa della libertà e della democrazia). I magistrati di Siena, intanto, ieri sono tornati a Firenze per un nuovo incontro - il secondo - con i colleghi che a dicembre hanno chiuso un'inchiesta sul Credito cooperativo fiorentino, la banca guidata dal coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Tra le vicende oggetto dell'inchiesta fiorentina sul Ccf c'è anche un prestito da 150 milioni di euro concesso nel 2008 da un pool di banche, capofila Mps, all'impresa Btp di Riccardo Fusi, considerato vicino a Verdini. E secondo i pm di Firenze in quella operazione svolse un ruolo di lobbing Andrea Pisaneschi, ex consigliere di amministrazione di Banca Mps divenuto presidente di Antonveneta dopo la contestata acquisizione da parte dell'istituto senese. Per approfondire il ruolo di Pisaneschi i pm delle due procure hanno convocato ieri, come persona informata dei fatti, Angelo Pollina, ex consigliere del Pdl in Regione Toscana e attuale coordinatore toscano di Futuro e Libertà. Poi è stata la volta del segretario regionale del Pd, e candidato alle politiche, Andrea Manciulli. Nel frattempo la Consob ha consegnato ai pm di Siena le valutazioni formulate dopo la richiesta fatta dai magistrati il 7 dicembre scorso. E la Commissione ha scritto che dall'esame degli atti, per quanto di competenza, «appare configurabile il reato di manipolazione del mercato con riguardo a condotte tenute da esponenti di Mps nell'operazione di rafforzamento patrimoniale per l'acquisizione di Antonveneta e alle informazioni circa il patrimonio di vigilanza e i coefficienti patrimoniali Mps esposte nella relazione semestrale al 30 giugno 2008». ©RIPRODUZIONE RISERVATA