E il Veneto dice addio a bandiera federalista e allarme sicurezza

di Albino Salmaso wPADOVA Campagna elettorale austera, senza manifesti e con pochi spot in tv, nel segno della crisi e con l'incubo spread in agguato, vincolata a una parola chiave: tasse. Solo tasse. Imu da abolire, rimborsare, ridurre o rimodulare; Irap da cancellare e Irpef da tagliare. Una sfida senza duelli in tv perché mettere attorno al tavolo i sei candidati premier è un'impresa disperata per i veti incrociati e la difficoltà a moderare un confronto così complesso senza addormentare il telespettatore. Sky, dopo aver organizzato il dibattito a 5 delle primarie Pd, ha tentato il bis con i «sei magnifici cavalieri» in corsa per Palazzo Chigi ma si è arresa di fronte ai no. E se l'intervista a Grillo è sfumata come ha scritto ieri Ilvo Diamanti su Repubblica, perché il leader del M5S è «in fuga dalla realtà e preferisce i suoi show nelle piazze», allora non resta che chiedersi: che ne sarà del nuovo parlamento, che dovrà fare i conti con la frammentazione partitocratica e 100 grillini? Il test 2013 segna la fine del bipolarismo, così come lo avevano inteso Berlusconi e Veltroni: «Le due grandi coalizioni di centrodestra e centrosinistra raccolsero il 98% dei voti nel 2008, tra una settimana non sarà così perché le analisi inducono a ritenere che le liste di Monti, Grillo, Ingroia e Giannino siano in grado di intercettare un terzo del consenso se non oltre. Ciò significa che il bipolarismo di Berlusconi e Prodi va in archivio e si tornerà ai governi di coalizione» spiega il professor Paolo Feltrin, docente di Scienza politica all'università di Trieste e coordinatore dell'osservatorio elettorale del Veneto. «In questi due mesi tutto è stato monopolizzato dal confronto a distanza tra i sei leader e le dimissioni del papa hanno fatto passare in secondo piano la sfida elettorale: ma se dovessi indicare un tema dominante, più che la rissa sulla tasse, direi l'austerità e il taglio dei costi della politica. Pochissimi manifesti, spot in tv ridotti al minimo e propaganda tradizionale cancellata. Ma ve lo ricordate il magazine patinato in cui Berlusconi raccontava la sua vita spedito a tutti gli italiani? O il programma di Prodi rilegato come un libro? Nel 2013 zero assoluto», spiega Feltrin. E le tasse? Sono un incubo. Frenano l'economia, alimentano la recessione, impediscono la ripresa del Pil ma la grande fedeltà fiscale dell'Imu ha salvato l'Italia dal default stile Grecia. Il fantasma dell'Ue, con il fiscal compact che impone tagli per 40 miliardi l'anno alla spesa pubblica, non è entrato nella contesa per non spaventare gli elettori. E il peso del web, internet, Tw e Fb? Se ha fatto la fortuna di Beppe Grillo, non altrettanto si può dire degli altri partiti: un'analisi della «Stampa» di Torino ieri ha dimostrato che solo le dimissioni di papa Ratzinger hanno avuto un boom di 30 mila tweet l'8 febbraio, contro una media di 10-12 mila contatti giornalieri dei 6 candidati premier. Il «cinguettio» è strumento d'élite, status symbol di un ceto che alimenta un ping-pong mediatico autoreferenziale, senza spostare voti. La vera regina del consenso è ancora la tv, che Berlusconi ha utilizzato per la sua rimonta: il conflitto d'interessi mai risolto gli consente una posizione dominante che nessuno contesta. É l'anomalia italiana diventata regola. Tutti ci provano a mettergli il bavaglio, ma il Cavaliere riemerge: ora dovrà fare i conti con Grillo, nuovo guru mediatico.