Bersani al 41%, ma Renzi vince a Vicenza

di Albino Salmaso wPADOVA Primarie del centrosinistra: il Veneto sceglie Pierluigi Bersani ma il trionfo del leader Pd con 77.958 voti pari al 41,18% è frenato dall'effetto Laura Puppato: la capogruppo democratica in consiglio regionale ottiene quasi il 10% ed erode cinque punti a Vendola e altrettanti a Bersani. E ieri mattina Rosanna Filippin, segretaria regionale dei democratici, ha fatto i complimenti alla Puppato: «Il suo risultato positivo conferma la grande stima che i veneti accordano ad un autorevole rappresentante del nostro partito. Rivolgo un appello perché domenica tornino tutti alle urne a scegliere il candidato alla presidenza del consiglio. Il Paese ne ha bisogno», dice la Filippin. Le sorprese di Vicenza e Verona. Nel segreto dell'urna non mancano le sorprese: buona l'affermazione di Matteo Renzi che con 69.004 voti si attesta al 36,45% , un punto sopra la media nazionale e riesce addirittura a battere Bersani nelle province di Vicenza e Verona, due storiche roccaforti della Lega e del moderatismo cattolico. Una vittoria prevista dai sondaggi che scatena una sottile polemica tra il sindaco di Vicenza Achille Variati e la sua vice Alessandra Moretti, portavoce nei salotti tv di Bersani: «Ha vinto Renzi per appena 130 voti in città, ma ci rifaremo alla grande domenica prossima», dice la Moretti più che mai ottimista e serena. Secca la replica di Variati: «Credo che l'affluenza record e gli ottimi risultati nazionali di Renzi siano connessi: è la sfida di Matteo per il rinnovamento ad aver alimentato tanta partecipazione, fino a un risultato oltre le attese. Io sono orgoglioso di averlo appoggiato fin dal primo momento», ribatte il sindaco di Vicenza. I candidati minori. Il Veneto non è mai stato sedotto dalla sinistra e il leader di Sel Nichi Vendola si ferma quindi a 22.325 consensi pari all'11,79%: quanta basta per battere di un paio di punti la Puppato che nella sua regione riceve 18.650 preferenze (9,85%) con il record di Treviso che la premia con il 18,5%. Infine Bruno Tabacci, un moderato rassicurante che non va oltre 1.370 consensi: lo 0,72% da prefisso telefonico. Il successo del leader Pd. A chi gli chiede perché ha citato Papa Giovanni XXIII come sua figura di riferimento del Novecento, Bersani risponde: «Papa Roncalli con il Concilio Vaticano II ha realizzato le più grandi riforme della Chiesa con il sorriso sulle labbra: io mio ispiro al suo stile». Rassicurante e tenace: ecco il segreto del leader Pd che piace al popolo delle primarie. Quel 44,9% di media nazionale scende al 41,1% in Veneto e la forbice di vantaggio su Matteo Renzi si riduce ad appena 5 punti. Un consenso a macchia di leopardo: nei centri urbani trionfa Bersani, nei piccoli paesi s' impone il «rottamatore», con la sua vis polemica contro la vecchia classe dirigente che fa breccia tra gli elettori delusi del centrodestra, accorsi ai seggi delle primarie. Il caso più clamoroso resta Vicenza, che ha visto salire la partecipazione alle urne da 27 mila a 34 mila elettori nell'arco di tre anni. Il leader Pd si è imposto a Rovigo con il 50,50% mentre a Venezia ha ottenuto il 46,83% con 15 punti di vantaggio su Renzi. Un vero record, che dimostra come la tradizione riformista veneziana non sia per nulla scalfita dal verbo renziano: Zoggia e Mognato controllano il Pd. A Padova il convinto sostegno del sindaco Zanonato, dei parlamentari e dei consiglieri regionali consente a Bersani di vincere con il 42,15% mentre Renzi si ferma al 35,7%. A Belluno il vantaggio sale a 10 punti, con la Puppato all'11% e Vendola al 14%: nelle valli montane il sindaco di Firenze non affascina.