Con il segretario 65 delegati veneti su settanta

ROMA Tutti a Roma, per decidere le regole con cui lanciare la grande sfida delle primarie: dopo il trionfo di Prodi nel 2005 e la vittoria (inutile) di Veltroni nel 2007, ora il centrosinistra si prepara a sperimentare il doppio turno. Bersani ha mandato un segnale preciso a Matteo Renzi: per candidarsi alla guida del governo bisogna ottenere la maggioranza assoluta. E quindi si andrà al ballottaggio. Ieri all'hotel Ergife si sono presentati quasi tutti i 70 componenti dell'assemblea nazionale del Partito democratico che rappresentano il Veneto. Gran parte di questi delegati sono convinti sostenitori di Bersani. Tra questi spicca Davide Zoggia, fidato collaboratore del segretario, responsabile nazionale Enti locali del Pd, ex presidente della Provincia di Venezia e fondatore della corrente dei «Giovani Turchi», le truppe dalemiane di dirigenti che sostengono il segretario. Bersaniano di ferro è anche il sindaco di Padova Flavio Zanonato che nel suo intervento all'assemblea nazionale ha attaccato duramente Renzi per la sua assenza a Roma. Ancora con Bersani la deputata vicentina Daniela Sbrollini ed il consigliere regionale Stefano Fracasso, Giovanni Manildo candidato sindaco a Treviso, il consigliere regionale veronese Roberto Fasoli, il deputato veltroniano Andrea Martella, il deputato franceschiniano Pierpaolo Baretta e l'ex senatore veneziano Marcello Basso. Completano la pattuglia bersaniana l'ex deputato padovano Giovanni Saonara e l'ex consigliere regionale di rito lettiano Franco Frigo. Pochissimi i sostenitori di Laura Puppato: il trevigiano Luca Musumeci e la vicentina Keren Ponzo, entrambi privi di incarichi amministrativi. A sostenere l'ipotesi della candidatura dell'assessore milanese Bruno Tabacci è l'ex parlamentare rodigino Gabriele Frigato. Per Renzi infine solamente tre dirigenti: il sindaco di Este Giancarlo Piva, il consigliere comunale padovano Vincenzo Cusumano e il sindaco di Vicenza Achille Variati, che ieri è rimasto nella sua città per inaugurare la grande mostra sul restauro della basilica palladiana. Bersani ha dunque il novanta per cento dei massimi dirigenti schierati a suo favore. Eppure i dirigenti renziani non nascondono il loro ottimismo «Alla fine a fare la differenza e decretare il vincitore saranno i cittadini elettori e non certo le segreterie, gli apparati ed i funzionari. E' la legge della democrazia e delle primarie aperte: la leadership è pienamente contendibile e i sondaggi, anche in Veneto confermano Renzi in crescita costante» ha dichiarato Paolo Giacon, unico componente della direzione regionale del Pd del Veneto a schierarsi con il sindaco di Firenze. Dal canto suo la segretaria regionale del Pd, Rosanna Filippin, scrive su Fb: «Ottimo inizio. Davvero. Le parole di Bersani, colme di passione. Per l'Italia e per il Pd. Il calore dell'assemblea. Fatta di persone vere. E perbene. L'intervento di Bersani molto breve mi è piaciuto perché ha enucleato il programma del futuro premier del governo di centrosinistra. Non c'è stato bisogno di discutere le regole, perché tutti le hanno condivise. E l'assemblea ha creato le condizioni per favorire tutte le candidature alle primarie». (al.sal.)