Profumo: ora di religione da rivedere

di Monica Viviani wROMA In un'Italia multietnica anche la scuola deve essere «più aperta» e «capace di correlarsi al mondo di oggi». Per questo i programmi di religione e geografia sono da rivedere. Ne è convinto il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo che, nel giorno dell'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico al Quirinale, scatena l'ennesima polemica sull'ora di religione. Plauso da radicali, Idv e Rete degli studenti, da una parte. Immediata alzata di scudi del mondo cattolico dall'altra. L'ora di religione all'interno delle scuole «non è di certo una lezione di catechismo, bensì un'introduzione a quei valori fondanti della nostra realtà culturale che trovano la propria radice proprio nel cristianesimo» afferma monsignor Gianni Ambrosio, presidente della Commissione Episcopale per la scuola e vescovo di Piacenza. «Il messaggio evangelico - aggiunge il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura - e i grandi insegnamenti cristiani vanno sempre insegnati». Insorgono i prof con Orazio Ruscica, presidente del Sindacato autonomo degli insegnanti di religione che ricorda al ministro che l'educazione multiculturale alle religioni è già prevista e portata avanti dagli insegnanti di religione. A difesa dell'ora di religione si schierano anche Maurizio Lupi del Pdl e Paola Binetti (Udc) che osserva: «Chi non la vuole, può sempre restare fuori dall'aula». Un «giù le mani» si leva anche dalla Lega Nord: «Dopo la sua personale crociata contro il Nord, adesso il ministro dichiara guerra all'ora di religione». Ma nel suo discorso alla presenza del capo dello Stato il ministro ha parlato anche di una scuola inclusiva capace di integrare studenti di qualunque nazionalità ed estrazione sociale, capace di mescolare «il sangue e le idee», una scuola «dell'uguaglianza e del merito» dove «a tutti siano date le stesse possibilità, senza discriminazioni», «una scuola - ha detto ancora rivolgendosi a Napolitano e ricordando il messaggio del presidente della Repubblica del 2007 - che deve formare non solo lavoratori capaci ma soprattutto persone oneste». E ha definito i docenti «veri eroi moderni» per «la missione di cui si fanno carico e per le fatiche che spesso affrontano». Per questo «meritano di più in termini di rispetto, formazione e carriera». E nel segno dell'inclusione, dell'onestà e della legalità, è stato anche il monito lanciato dal presidente Napolitano che nel suo intervento ha invitato la scuola a promuovere «un fondamentale valore, quello della solidarietà» e a «rafforzare» il «triangolo amoroso» fra «insegnanti, studenti e famiglie» che «purtroppo non funziona ancora abbastanza». Per una scuola migliore, secondo il capo dello Stato, serve però anche un altro ingrediente: «Una società che creda e pratichi la superiorità dell'istruirsi bene rispetto al contare sulla raccomandazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA