Pietro Bellotto, la vita francese dell'ultimo "Canaletto"

L'Intervento di Domenico Crivellari * Su "Arte Veneta" nel 1952 apparve un articolo a firma di Robert Mesuret, appassionato storico d'arte tolosano, che individua l'origine veneziana di Pietro Bellotto e lancia una sfida accademica ai colleghi lagunari: «Lasciamo ai veneziani la cura di ritrovare parenti e maestro». La individuazione di chi sia realmente questo pittore è complicata anche dalla scarsa attenzione che i francesi hanno per la grafia dei cognomi stranieri: oltre che come Bellotti e Belloti, a volte appare il cognome Belloty, Beloty, e anche Bellottit. Sessanta anni dopo questo saggio, con la circospetta ma precisa indagine di storici dell'arte, sappiamo molte cose su Pietro Bellotto. Bozena Anna Kowalczyk ha ritrovato l'effettiva data di nascita: il 22 marzo 1725. Pietro è il quinto figlio di Lorenzo Bellotto e di Fiorenza Canal, preceduto da Artemisia, poi suor Maria Serafina, Michiel che si trasferirà ad Arezzo dove apre una tipografia e ospiterà la madre Fiorenza, Bernardo, una seconda figlia morta poco dopo la nascita e infine il nostro Pietro. Dal quel che si capisce, Lorenzo Bellotto agisce nel sottobosco politico veneziano: incarcerato per un anno, è presente al battesimo del figlio Pietro, per poi sparire dalla circolazione. Fiorenza Canal, sola e con quattro figli a carico, viene sostentata dal fratello Antonio Canal che altri non è se non il notissimo Canaletto.Questi si farà carico della sorella e dei figli di questa, ospitandola in una casa di sua proprietà, accogliendo i Bellotto man mano che crescono nel suo atelier e designandoli come eredi all'atto della sua morte nel 1768. Canaletto com'è noto, ha una carriera brillante fin da giovanissimo: la sua fama trascende presto i confini veneziani e i collezionisti del Grand Tour (inglesi, ma anche tedeschi e del Nord Europa) ne acquisiscono le opere. Con l'arrivo del ricco collezionista inglese Smith, (poi console inglese) inizia un sodalizio e un rapporto artista-mercante di grande successo. Man mano che gli ordini aumentavano, il processo veniva industrializzato e quindi venivano usati vari collaboratori tra cui sicuramente il padre di Canaletto, Bernardo Canal che apportava le sue non comuni doti di scenografo, il fratello Cristoforo e successivamente Bernardo Bellotto, che dimostra subito grandissime doti e infine il più giovane e meno dotato Pietro.Tra i soggetti, il più richiesto era ovviamente la Piazza (luogo simbolo della città allora come ora). La ripetitività della Piazza nel "corpus" canalettiano fa ritenere che molti di questi quadri fossero ampiamente frutto della bottega. Del resto, Sandro Bettagno ipotizzava che degli oltre 450 attribuiti a Canaletto, solo una settantina fossero di incontestabile fattura del pittore. Dopo il 1740, in seguito alla guerra di successione austriaca, l'attività langue: Canaletto viaggia verso Padova e la riviera del Brenta, dove trova nuove ispirazioni, accompagnato dal nipote Bernardo che comincia ad acquistare un'autonoma personalità artistica. Nel 1744 muore Bernardo Canal, il padre di Canaletto; nel 1746 Canaletto decide di tentare la fortuna in Inghilterra e si trasferirà a Londra, con qualche interruzione fino al 1756, dove peraltro non incontra il successo sperato e realizza opere meno convincenti. Resterà infine a Venezia fino alla morte avvenuta nel 1768, dedicandosi prevalentemente ad opere legate a capricci con vedute di rovine romane. Ma il suo momento è passato e la scena è dominata dai Tiepolo e dai Guardi. Attorno al 1745, quindi l'attività frenetica della bottega cessa: ognuno deve andare per la sua strada. Pietro Bellotto a Tolosa. A Tolosa, nel 1751, nascerà un'associazione che fonda l' "Académie Royale de peinture, sculpture et Architecture", sulla falsariga di quella già esistente da oltre un secolo a Parigi. Questa istituzione, che verrà sciolta nel 1791 con l'avvento della Rivoluzione, organizza annualmente un "Salon", dove si espongono opere di diversa natura e costituisce una sorta di mostra-mercato. Sono ignote le cause dell'arrivo del giovane Pietro (allora ventiduenne) a Tolosa, forse deciso ad arrivare a Parigi, dopo essere probabilmente passato per Marsiglia. La spiegazione sta forse in due documenti che si trovano nella chiesa di Saint Etienne, che è anche la chiesa Cattedrale di Tolosa: il 24 marzo viene battezzata Barbe, figlia sua e di Francoise Lacombe, come padrino Jean Lacombe, padre di Francoise; il giorno successivo i due convolano a nozze nella medesima chiesa. La presenza del suocero indica probabilmente l'obbligo di un matrimonio riparatore in linea con il sentimento del tempo. Nel 1766 verrà celebrato nella stessa chiesa, il matrimonio di Elisabeth, seconda figlia della coppia con René Toscane, dentista a Castelnaudary. Un terzo figlio di cui non si conosce il nome riceverà nel 1769 un premio per alcuni disegni di anatomia esposti al Capitole. Questo fa capire che per Pietro Bellotto, Tolosa è una base solida nella sua nuova vita francese. L'uso del cognome del famoso zio (subito francesizzato in Canalety nelle trascrizioni locali) è spesso tralasciato da Pietro. Il Nostro deve capire ben presto che l'ambiente non è così favorevole e recettivo come aveva sperato, tuttavia egli sa mettere a frutto con ingegno quanto imparato dallo zio, dal nonno e dal fratello. Visto che i soggetti veneziani non sono così noti e apprezzati in Francia, amplia i temi riprendendo da stampe e mettendo su tela come egli stesso dice le "più belle vedute d'Europa": si va da Westmister a Roma, da L'Aia a Marsiglia, da Versailles al porto di la Valletta a paesaggi marini a interni di chiese a architetture fantastiche. La frattura tra l'ambiente veneziano che abbandona giovanissimo e ancora nella fase iniziale della sua formazione artistica e il nuovo ambiente così diverso, costringe il giovane Pietro a ripetere una formula che gli permetterà di vivere (pare modestamente), ma non di crescere artisticamente. Saprà adattarsi dimostrando grande inventiva e spirito di adattamento, organizzando e proponendo formule originali di marketing e di attività collaterali che ce lo rendono simpatico, per il suo ottimistico attivismo. Nel 1755 tenta lo sbarco a Parigi, approdo agognato da chi vive e lavora nella periferia francese. Per l'occasione si presenta come "Canalety" – nome che ritiene più consono all'occasione e più conosciuto nella capitale - con un volantino simile agli attuali battages pubblicitari, per segnalare la sua presenza alla fiera di Saint Germain, la più importante di Francia. "I piaceri della Corte o Teatro senza pari: avviso agli amatoridelle arti belle". La pittura architettonica e prospettica assunta al massimo grado di perfezione. Il signor Canalety, pittore veneziano, invita gli appassionati d'arte e pittura a vedere il suo teatro senza pari. Composto dalle più belle vedute d'Europa, come Venezia, Roma, Firenze, Milano, Torino, Londra, Versailles, Strasburgo, vari porti di mare e altri esempi di architettura antica e moderna, il tutto dipinto a olio dal vero, rendendoli con la leggerezza e delicatezza del pennello: non aveva intenzione di mostrare le vedute che a persone dell'arte al fine di procurarsene stima e consigli ma questi amatori, consci del piacere che potevano arrecare alle persone della Città lo hanno esortato a farli vedere in pubblico. Un'autentica auto-promozione, un po' enfatica, non sappiamo se efficace, ma certo originale, con affermazioni quantomeno azzardate, specie quando si parla di "opere dipinte" in luoghi al Bellotto molto probabilmente sconosciuti. Anche se lo sbarco parigino non dovette conseguire i risultati sperati, Pietro continuò in questa sua attività in varie città francesi: sicuramente a Nantes, Besancon, a Tolosa e a Lille, sempre facendosi precedere dagli annunci pubblicitari. Bellotto mette a frutto quanto ha imparato a Venezia dallo zio e dal nonno scenografo. Questo è tutto quello che sappiamo su Pietro Bellotto e sulla sua vita in terra di Francia, dove comunque utilizza la sua incompiuta formazione per vivere un'intensa vita nel campo artistico, che gli certamente ama. Meno sappiamo del "corpus" pittorico del Nostro, soprattutto del periodo veneziano. Alcune opere come la "Veduta di Palazzo Labia e l'imbocco del rio di Cannaregio", una veduta sul molo, una sul ponte di Rialto e una su san Giorgio, sembrano di unanime attribuzione, anche se un recente saggio di Beddington parla di un fantomatico "Maestro del Leone" che sarebbe l'autore di alcune opere già attribuite a Pietro. Bellotto è comunque l'unico della cerchia di Canaletto che vede l'alba del nuovo secolo e vive il periodo della Rivoluzione francese. In modo certo sommesso Pietro ha contribuito alla diffusione del " vedutismo veneziano" in un ambiente che non lo conosceva. In molti sensi quindi Pietro Bellotto è stato l'ultimo dei "Canaletto". * Storico, ex assessore alla Cultura Comune di Venezia