Voli di Stato, la stretta di Palazzo Chigi Pochi posti ai familiari, i giornalisti pagano

Restrizioni per i familiari dei titolari dei voli di Stato e dei loro accompagnatori, limitazioni specifiche per i giornalisti che saranno costretti in ogni caso a pagare una sorta di biglietto, se autorizzati al volo di Stato (cosa che accadeva già con il governo Prodi): sono queste le principali novità introdotte dal governo sui cosiddetti «voli blu». L'aspetto nuovo della decisione di Palazzo Chigi riguarda una serie di limitazioni introdotte per i parenti, anche stretti, dei ministri o sottosegretari che usano i voli di Stato a partire dal 15 marzo: «Relativamente ad eventuali familiari, l'autorizzazione all'imbarco - si legge nella direttiva - dovrà essere limitata ai soggetti per i quali sussistano specifiche esigenze di tutela o di altra natura, debitamente motivate». Una formula sufficiente vaga ma che comunque ha l'obiettivo di prevenire possibilità di un uso poco trasparente di voli pagati con soldi pubblici. Per quanto riguarda il pagamento delle tratte aeree da parte dei giornalisti si tratta semplicemente di un ritorno al passato visto che la norma era già stata introdotta, come si è detto, dall'ultimo governo Prodi e poi revocata dall'esecutivo di Silvio Berlusconi. La cifra che gli organi di stampa dovranno pagare per imbarcare un loro giornalista sui voli di Stato varia dai 500 ai 2500 euro «tenuto conto della distanza e della durata della missione», si legge sempre nella direttiva di Palazzo Chigi. Ad esempio, per la prossima complessa missione in Asia del premier Mario Monti (Corea del sud, Giappone e Cina) i giornalisti sono stati autorizzati al volo di Stato e dovranno versare un contributo preventivo di 2500 euro.