21 febbraio 2012 —
pagina 33
sezione: Nazionale
CAVARZERE «Il codice con cui è stata accolta mia mamma al pronto soccorso di Rovigo, io l'ho saputo solo ieri dal Tg3: era un codice verde». E' incredula Giulia Quaglia, figlia di Carla Pilotto, l'insegnante 52enne morta il 15 febbraio, dopo 17 giorni di agonia proprio all'ospedale di Rovigo. Di questa vicenda, ormai, parlano tutti e anche l'assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, ha promesso che sarà fatta chiarezza, anche su eventuali responsabilità. Ieri il Tg regioanle ha trasmesso, nell'edizione pomeridiana, una breve intervista al primario del pronto soccorso di Rovigo, il dottor Stefano Kusstatscher, e in quella serale un'altra intervista proprio a Giulia e a una sorella della madre. Ed è stato sentendo le dichiarazioni del primario che Giulia e famiglia hanno saputo di quel codice verde che, dopo quanto è accaduto, a loro sembra drammaticamente assurdo. Ma, per il momento, non vogliono (e non possono) accusare nessuno. «Domani (oggi, ndr) ci attiveremo per chiedere copia della cartella clinica e dell'esito dell'autopsia». Da quando Carla è morta non hanno avuto né il tempo, né il pensiero, di chiedere quei documenti. «Quando li avremo in mano - aggiunge Giulia - ci consulteremo con chi di dovere e poi faremo quello che deve essere fatto». Chi, invece, dovrebbe aver già ricevuto la documentazione sia dell'Asl 18, che dello Iov di Padova, l’istituto oncologico veneto dove Carla era in cura per un carcinoma al seno, è proprio l'assessore Coletto. L'aspetto prioritario da chiarire è la correttezza del dosaggio della chemioterapia. Ai familiari di Carla, per ora, resta la sensazione di essere stati abbandonati, proprio quando ne avrebbero avuto più bisogno, da quella struttura specializzata, lo Iov, che aveva fornito dodici numeri di telefono per le emergenze: dodici numeri ai quali, nel pomeriggio di sabato 28 gennaio non ha risposto nessuno. (d.deg.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA