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MEOLO Il primo ad arrivare ieri al civico 9 di via Borgo Nuovo è stato il nipote Marco. Marco Malerba, figlio di Marina Granzotto, una delle figlie di Adriano, che è stata anche assessore a Preganziol, ha vissuto minuto per minuto la tragica morte di Adriano Granzotto, trepidando per i sospetti di una morte violenta, addirittura un sospetto omicidio. Adriano Granzotto aveva anche un'altra figlia, Loretta, e poi tanti nipoti a lui molto attaccati. «Quando mio nonno non ha risposto - racconta Marco visibilmente sconvolto - sono andato in paese, poi sono tornato e vedendo che non rispodeva ancora ho chiamato il 118 e ho dato l'allarme. Era una brava persona, ben voluto da tutti. Per me era un eroe. Lo testimoniano le tante fotografie, la sua vita nel campo di concentramento, la vita che aveva vissuto e che ci raccontava spesso». In poche ore a Meolo si è sparsa la voce della sua morte. L'iniziale giallo ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Le auto dei carabinieri, i mezzi dei vigili del fuoco e del 118 davanti alla casa hanno messo tutti in allarme nelle abitazioni lungo la strada poco lontana dal centro. Il sospetto di una morte violenta aveva turbato un tranquillo pomeriggio nella cittadina ai confini tra le provincie di Venezia e Treviso. Il sindaco, Michele Basso, è stato immediatamente informato. Verso le 15 è stato chiarito che non c'era alcun mistero, ma che era morto il signor Adriano, un reduce dalla storia di vita davvero affascinante. «Mio papà era una persona normale-ricorda la figlia Marina (ex consigliere a Preganziol) - non credo si considerasse un eroe, anche se la sua vita era stata avventurosa e terribile. Dopo la guerra aveva lavorato per tanti anni alla Panto, oggi sarebbe stato un giorno speciale per lui e questo ci fa soffrire ancora di più». La comunità di Meolo si è stretta attorno al dolore composto della famiglia Granzotto. (g.ca.)