Seno liquidato per telefono

bMESTRE. /bbDa una delusione, all'inizio di una nuova carriera. Se non fosse stato costretto a smettere di giocare, forse Andrea Seno e il Venezia non si sarebbero mai incontrati. Forse, appunto. Dodici anni in arancioneroverde, passando dalla serie A ai campionati dilettanti, da Novellino a Cunico, ma soprattutto contribuendo a far risorgere il Venezia dalle ceneri in due occasioni.BR /b Andrea Seno è un ex, sicuramente non per scelta sua, ma il lavoro di oltre un decennio, prima nel settore giovanile e poi con la prima squadra, non può essere accantonato con una semplice telefonata. «Prima del Natale del 1998 decisi di smettere di giocare, ero a Padova - ricorda Seno - Un altro incidente, lo stop era l'unica soluzione. Non furono giorni facili, ma furono pochi, perché all'inizio del nuovo anno mi chiamò Beppe Marotta, chiedendomi se mi andava di dare una mano al settore giovanile del Venezia». Tanti flash per rigirare 12 anni e mezzo. Dalle stelle alle stalle. «Il primo fu la logica conseguenza di un percorso avviato con l'addio di Zamparini, il secondo era evitabile». Estate 2005, il Venezia risorge sull'asse Seno-Collauto-Ongaro. «Incontrai Vincenzo Marinese sulle scale del Tribunale di Venezia, avevo già parlato con Boscolo Bielo, poi ci fu la svolta con l'arrivo di Marinese, Poletti e Brugnaro. Pensavo di allenare i ragazzini, Vincenzo mi chiese di occuparmi della squadra. Da li è iniziata una bellissima amicizia». Due anni da favola, poi il declino. «C'era entusiasmo, se avessimo vinto i playoff di C/1, la storia sarebbe cambiata». Secondo fallimento. «Venezia dovrà sempre ricordare con grande affetto Enrico Rigoni, senza di lui, qui non ci sarebbe più calcio». L'ultimo periodo, la gestione russa. «Ci può stare di separarsi, ma aspetto ancora la telefonata di Samokhin o di Cinquini. Non ho mai delegato a nessuno e tanto meno dato il benservito a un giocatore per telefono, ma sempre guardandolo in faccia. Risultati negativi nella parte finale? Questa squadra a dicembre non doveva esistere più, dovrebbero forse chiedersi come mai, con il loro arrivo, ha cominciato a cedere. Chi ha giocato nel Venezia ha sempre onorato la maglia». Tanti amici, un pensiero in particolare. «La persona cui mi sento maggiormente legato è Collauto: Mattia ha la maglia del Venezia attaccata alla pelle».BR

Michele Contessa