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Fini-D’Alema, prove di governo


ASOLO. Prove di governissimo tra Gianfranco Fini e Massimo D’Alema, che si incontrano nel cuore del Veneto leghista al seminario sulla legalità promosso dalle fondazioni Italianieuropei e Farefuturo per gettare le basi di un dopo-Berlusconi di cui si intuiscono le tracce ma non ancora il sentiero preciso. Il presidente della Camera, leader di Futuro e libertà, dopo aver affondato il lodo Alfano, marca nuove distanze nei confronti di Berlusconi. «Il partito carismatico - spiega Fini - è il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare, perché spesso manca il dibattito interno e la democrazia». E allora non è uno scandalo pensare a un nuovo governo: «Soltanto chi non conosce la Costituzione può pensare che non è legittimo dar vita ad altri governi nel corso della legislatura. Il problema semmai è di opportunità politica».
 Per Massimo D’Alema un nuovo governo non solo «è legittimo e necessario, ma anche urgente» per aprire una fase di grandi e radicali riforme che superi questa fase di governo «ad personam». Una proposta che l’ex premier rivolge «a tutte le forze politiche» perché il momento è grave: propone una tassa di scopo, a carico delle classi medio alte, su ricerca e università, un taglio consistente degli ottomila comuni e della pubblica amministrazione, una radicale riforma fiscale. La sponda è immediatamente colta da Fini, che annuncia «emendamenti di Futuro e libertà» per una tassa di scopo per finanziare la riforma Gelmini, una cedolare secca al 25% sulle rendite finanziarie. D’accordo sul governo di larghe intese, Fini prima ricorda che Futuro e libertà è determinante alla sopravvivenza del governo, poi chiede tempo a D’Alema perché «voglio tener fede all’impegno con gli elettori. Ma mi auguro che il presidente del Consiglio sia cosciente che egli non ha solo il diritto, ma il dovere di governare dicendo non cosa farà dopo le elezioni, ma dicendo cosa fa adesso. Altrimenti su alcune leggi potremmo votare contro, sapendo e un nuovo esecutivo non è un colpo di Stato».
 Ma Asolo è anche profondo Nord e Massimo D’Alema non perde occasione per distillare velenosa ironia al termine di una passeggiata sulle colline. Bersagli Massimo Cacciari e Verso Nord: «Cacciari è una persona molto creativa, ogni volta fuoriesce da qualche cosa, se si fa l’elenco dei partiti da cui è uscito si riempie un volume. Però ho sempre ammirato la sua intelligenza, la sua capacità di vedere processi sociali e culturali e quindi seguo con interesse ciò che fa». Ma si vede che non ci crede. E rivolto alla Lega: «Finge di stare all’opposizione, ma sono dieci anni che sta al governo».
 In una Asolo trasformata per due giorni in territorio no-Lega - l’assenza di Maroni è considerata uno sgarbo dovuto alle prove di dialogo tra i poli, dimenticando che Bossi, ha dato mandato di boicottare l’appuntamento - sul tema Nord, D’Alema non cambia idea: «Siamo molto interessati a tenere vivo il rapporto con il Nord, cioè con il mondo produttivo, culturale e sociale di questa parte di paese che realizza il proprio straordinario ruolo di propulsione e sviluppo solo se è in rapporto con l’Italia. La mia impressione è che la Lega non sia una risposta politica ai problemi del nord. E’ diventato un partito di raccolta, ma le domande da cui è nata non hanno trovato risposte».
- Daniele Ferrazza